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Al Carlo Felice una “Carmen” decisamente discutibile

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Ci lascia un po’ attoniti la prima di Carmen, l’opera lirica in quattro atti di Georges Bizet su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, proposta ieri al Teatro Carlo Felice di Genova e in scena fino al 17 maggio. Nonostante il nostro approccio sia teso normalmente a sostenere ogni forma di sperimentazione e quindi anche quei “personalismi” registici che a volte possono infastidire i più fedeli alla tradizionale, l’ambientazione e alcune scelte di Davide Livermore per la resa di questa famosa opera le abbiamo trovate decisamente forzate. Carmen, tanto osteggiata all’inizio giacché troppo pioneristica e avanguardistica per i suoi tempi, rappresenta…

6 carmenCi lascia un po’ attoniti la prima di Carmen, l’opera lirica in quattro atti di Georges Bizet su libretto di Henri Meilhac e Ludovic Halévy, proposta ieri al Teatro Carlo Felice di Genova e in scena fino al 17 maggio.

Nonostante il nostro approccio sia teso normalmente a sostenere ogni forma di sperimentazione e quindi anche quei “personalismi” registici che a volte possono infastidire i più fedeli alla tradizionale, l’ambientazione e alcune scelte di Davide Livermore per l18 carmena resa di questa famosa opera le abbiamo trovate decisamente forzate. Carmen, tanto osteggiata all’inizio giacché troppo pioneristica e avanguardistica per i suoi tempi, rappresenta sicuramente l’inno alla libertà femminile e alla libertà dell’amore, di quell’espressione altalenante dei moti interiori attualissima anche oggi. Non riusciamo quindi a comprendere la ripresa di questa trasposizione nei moti rivoluzionari di Cuba, caratterizzata dalla caduta del dittatore Batista e dall’ascesa al potere di Fidel Castro, e soprattutto 26 carmen ( sonia ganassi )l’incedere sulla violenza esasperata. Sembrava ci fosse l’intenzione, neanche così mascherata di fare campagna politica, riproponendo in modo ossessivo foto e ritratti del Che, e il disordinato inno saltato col pugno sinistro alzato nel quarto atto. Inoltre fin dall’inizio, quel caleidoscopio di immagini di donne col sigaro è sembrato addirittura una ridicolizzazione di quanto avremmo visto in scena.

Quindi in sintesi un allestimento poco convincente. I colori dei costumi (giallino e rosso-arancione) di Gianluca Falaschi riflettono perfettamente il grigiume di una Carmen che45 carmen ( sonia ganassi ) soprattutto nel primo atto esprime staticità e non decolla, scivolando via senza turbare e investire l’animo dei presenti in attesa di trovare “danzanti” carnalità, femminilità, sensualità ed erotismo. Al loro posto una donna volgare con movimenti di anche sguaiati, militante, bellicosa, con una camminata da uomo rozzo, ben lontana dalla forme delle belle prostitute cubane, a cui si ispira tale produzione. Questa è stata Sonia Ganassi che, dopo un primo atto vocalmente poco ispirato, è apparsa maggiormente nel ruolo, mostrando una vocalità robusta e un buon colore. Un vero peccato non sia stata capace di sedurci nella famosissima L’amour est un oiseau rebelleLa scena con i bonghi è stata un’ulteriore caduta di stile, forse in linea con la 30 micaela ( s. gamberoni ) don josè ( f. meli )volgarizzazione, che non abbiamo gradito, della sensualità di Carmen. Fredda e asettica, seppure ben interpretata, la scena della lettura delle carte e l’anticipazione rivelata della tragedia che da lì a poco si sarebbe consumata.

La dolce ma ferma Micaëla è stata ben interpretata da Serena Gamberoni che si è difesa bene in scena, nonostante il costume del terzo atto realmente bizzarro e scomodo. Si è distinta pienamente nel brano Je dis que rien ne m’épouvante.

Vera stella dell’allestimento Francesco Meli, applauditis44 carmen ( sonia ganassi ) don josè ( francesco meli )simo, nei panni del violento ed emotivo Don José. Perfetta l’esecuzione, nonostante questa parte non rientri propriamente nel suo repertorio, e convincente è la resa del personaggio. La sua voce limpida, luminosa ha reso con precisione tutti i passaggi della partitura e nei duetti lo smarco tra lui e gli altri era realmente evidente. Veramente impressionante nel celeberrimo brano La fleur que tu m’avais jetée.

Neanche Mattia Olivieri, il torero Escamillo, nonostante la sua bella vocalità, è riuscito a catturare la nostra attenzione. Forzata la presenza di questo giovane che non sembrava adatto a rappresentare il macho, la maschilità, colui che riesce a domare il toro, emozionando il suo pubblico e motivato nella sua azione di toreador dal sostegno di questo.

5 micaela ( serena gamberoni )Quindi accanto a Francesco Meli, lo spettacolo, dal punto di vista attoriale, è stato nutrito realmente dai comprimari. Abbiamo molto apprezzato la freschezza di Daria Kovalenko (Frasquita) dalla voce pulita e dalla bella presenza scenica, e siamo stati colpiti da Marina Ogii (Mercédès) anche per la verve attoriale. Ci hanno convinto Roberto Maietta (Le Dancaïre) e Manuel Pierattelli (Le Remendado) per come hanno ben caratterizzato i loro personaggi, in particolare nel quadretto a cinque con Carmen, Frasquita e Mercédès, e John Paul Huckle (Zuniga), quest’ultimo un basso dalla vocalità piena e avvolgente.

10 carmenEccellente la performance del Coro di Voci Bianche guidato da Gino Tanasini e notevole il Coro del Teatro Carlo Felice diretto da Pablo Assante.
Brillante, attenta, precisa e partecipata la direzione di Philippe Auguin che ha interpretato con gusto la bellezza dell’opera di Bizet, e ottima l’esecuzione di tutti i maestri dell’Orchestra del Teatro Carlo Felice.
Veramente discutibile e sciatta la parte coreografica che in alcuni momenti sembrava veramente rappresentasse altro.

Di rosso passione quindi solo il fondale che ogni tanto emergeva e ricordava che stavamo assistente ad una versione della Carmen. Errare humanum est, perseverare autem diabolicum!
Annunziato Gentilluomo

[Foto di Marcello Orselli]

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