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Se ne vanno…

Vanno via. Succede proprio così, salutano la vita, lasciano questo piano, dopo averlo riempito di meraviglia per le generazioni future. Nell’ultima settimana due personaggi incredibili, David Bowie, icona della musica pop (e già nel definirlo rivelo tutta la caducità dell’essere umano) e Alan Rickman, spettacolare attore, hanno chiuso casa, detto “arrivederci” e lasciato un vuoto che solo il ricordo delle loro gesta potrà, forse, riempire. È l’epica di oggi, che fa a cazzotti con le molte, a volte troppe, possibilità che ognuno di noi ha di dire la propria su questo o quell’avvenimento, compreso l’esprimere fastidio sul fatto che si…

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Vanno via. Succede proprio così, salutano la vita, lasciano questo piano, dopo averlo riempito di meraviglia per le generazioni future.
Nell’ultima settimana due personaggi incredibili, David Bowie, icona della musica pop (e già nel definirlo rivelo tutta la caducità dell’essere umano) e Alan Rickman, spettacolare attore, hanno chiuso casa, detto “arrivederci” e lasciato un vuoto che solo il ricordo delle loro gesta potrà, forse, riempire.
È l’epica di oggi, che fa a cazzotti con le molte, a volte troppe, possibilità che ognuno di noi ha di dire la propria su questo o quell’avvenimento, compreso l’esprimere fastidio sul fatto che si celebrino grandi uomini e donne, “solo” quando se ne vanno. Ma non si fa da sempre così? Le gesta dei grandi non sono da sempre celebrate nelle leggende, nei miti, nelle ballate, nella musica, nella poesia, nell’esercizio meraviglioso di rendere epici coloro che non sono più.
E allora diamo spazio e dignità, per favore, alla nostra capacità umana di essere tristi, compiangere e rimpiangere, come se fossero nostri cari, personaggi che hanno riempito le nostre vite di musica, rendendo speciali, a volte indimenticabili, le ore e i giorni, o che hanno allietato serate al cinema con la loro capacità di essere mille diversi personaggi.

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Mi mancherà David Bowie, ma saprò onorare la sua esistenza ogni volta che mi ronzerà nella testa “ground control to major Tom”, meraviglioso preludio di quel capolavoro che è “Space Oddity”, come mi mancherà il volto volitivo di Alan Rickman, il più buono dei cattivi di Harry Potter, che per me rimane indimenticabile in quel passaggio di “Robin Hood, il principe dei Ladri” in cui impersonava il miglior sceriffo di Nottingham di sempre. In quella occasione desiderava vendetta e voleva strappare il maledetto cuore di Robin Hood… con un cucchiaio. Ora ha spiegato le ali come il suo Metatron in “Dogma”.
Li rivedremo dall’altra parte dove, spero, abbiano subito incontrato Luca De Filippo e Lemmy Kilmister dei Motorhed.
Ma questa è un’altra storia.
Elena Miglietti

[Fonte immagini: ondarock.it, deviantart.net]

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