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Un crescendo di intensità per “La piccola volpe astuta” al Regio di Torino

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Ieri sera al Teatro Regio di Torino si è consumata la prima de La piccola volpe astuta di Leóš Janáček, in prima esecuzione nel capoluogo piemontese e nel bel paese tutto, resa in un allestimento di grande bellezza e poesia. Robert Carsen ha saputo valorizzare l’opera, sottolineando il realismo, l’inquietudine, la nostalgia e la poesia che pervadono la partitura di Janáček, ricorrendo a un’ambientazione onirica, dominata da grandi colline dai colori invernali, un bosco fantastico in cui animali e uomini dialogano naturalmente inserendo i propri punti di vista e le proprie emozioni. Musicalmente un vero crescendo dove si rintracciano per l’orchestrazione…

VolpeAstuta_622hIeri sera al Teatro Regio di Torino si è consumata la prima de La piccola volpe astuta di Leóš Janáček, in prima esecuzione nel capoluogo piemontese e nel bel paese tutto, resa in un allestimento di grande bellezza e poesia.

Robert Carsen ha saputo valorizzare l’opera, sottolineando il realismo, l’inquietudine, la nostalgia e la poesia che pervadono la partitura di Janáček, ricorrendo a un’ambientazione onirica, dominata da grandi colline dai colori invernali, un bosco fantastico in cui animali e uomini dialogano naturalmente inserendo i propri punti di vista e le proprie emozioni.

Musicalmente un vero crescendo dove si rintracciano per l’orchestrazione chiari riferimenti a Debussy, e Dvořák e a Strauss per quanto riguarda la parte melodica e sinfonica. Il primo atto risulta ostico, disarmonico da più punti di vista, di non facile ascolto. Rappresenta il caos e la separazione. Il mondo della natura, espresso dagli animali, e quello della cultura, con l’uomo al centro, sono disgiunti. Non si capiscono perché i codici sono troppo diversi. Sono lontani. La comunicazione è veloce, frammentata, autoreferenziale. In questa confusione anche nel mondo animale impera la violenza, rappresentata dall’agguato di Bystrouška alle galline e al gallo, e dal loro perire per mano della volpe stessa. Uno scenario di solitudine esistenziale, egoismo, cinismo e cannibalismo. Tutti contro tutti. Homo homini lupus per parafrasare Hobbes. Ma già nella fine del secondo atto inizia la metamorfosi. La musica si fa più armonica e più VolpeAstuta_622fdigeribile, concludendosi con una coreografia tribale molto colorata e partecipata, proprio di grande effetto. Una danza della natura nel suo essere flora e fauna, nel suo essere completezza. I festeggiamenti per l’unione di Bystrouška e Zlatohřbítek e un inneggiare all’accoppiamento reso, a nostro avviso, in modo poco sottile e troppo spregiudicato, scelta un po’ in dissonanza col mood nostalgico e trasognato e la delicatezza dell’ambientazione favolistica dell’opera tutta. Sempre molto apprezzabile l’apporto mimico alla scena fin dal primo atto, capace di tinteggiare la piéce con i colori dei boschi e con la vitalità propria degli animali. E registriamo l’affermazione del cane alla volpe Non il corpo ma la tua anima io amo che riporta a un livello spirituale la comunicazione fra animali. Grandissimo climax nella parte della morte della protagonista con una sospensione musicale che dilata la tensione drammatica esprimendo la supremazia dell’uomo sulla natura in un momento in cui tutto tace, l’inverno, dove anche il seme muore per poi rifiore in primavera. Picchiare, ammazzare solo perché sono una volpe afferma prima di essere uccisa a rivendicare il suo status pari a quello umano e a farci riflettere sulla supremazia dell’uomo sul pianeta. Il terzo atto si conclude in un ritorno alla natura. La musica sostiene questo viaggio. Il mondo dapprima è separato, costellato da dicotomie – natura vs uomo e natura vs cultura -, e poi, attraverso le nozze e la morte, due riti comuni al mondo animale e a VolpeAstuta_622equello umano, recupera l’unità in quanto, alla fine, natura e cultura arrivano a  riconquistare uno stato di armonia importante e connaturale alla Terra stessa. Come l’inverno fa spazio alla primavera e alla rinascita, così le regole e le barriere, la violenza e la sopraffazione lasciano il posto alla pace, all’accordo spirituale proprio della vita, espresso con una danza di gioia. L’uomo depone le armi e ritorna ad essere un tutt’uno in una fusione totale con la natura. Mentre continua il ciclo della vita ineluttabile e infinito.

Un’opera dunque di non facile resa, con delle complessità interne significative che l’Orchestra del Teatro Regio ha saputo rendere con grande maestria, diretta con precisione e attenzione dalla bacchetta di Jan Latham-Koenig, uno dei più grandi esperti dell’opera di Janáček. Anche il Coro del Teatro Regio e in particolare il Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio G. Verdi, istruiti da Claudio Fenoglio, hanno ben interpretato la partitura calandosi totalmente nel gusto fantastico del regista. Nei contenuti abbiamo trovato anche un riferimento a  La boheme perché si afferma a maggio vedremo proprio come Marcello e Mimì quando cantano Soli d’inverno è cosa da morire!  Soli! Mentre a primavera c’è compagno il sol! (…) Ci lascerem alla stagion dei fior!

Molto intimiste le scene e ben curati costumi di Gideon Davey. Molto pertinenti e intense le coreografie di Philippe VolpeAstuta_622gGiraudeau e veramente funzionali le luci di Robert CarsenPeter Van Praet., capaci di sostenere quella delicatezza che caratterizza tutta la regia del canadese, ripresa da Stefano Simone Pintor.

Il cast è risultato tutto convincente. Tutti hanno seguito perfettamente la linea di canto a tratti tutt’altro che melodica. Fra tutti veramente straordinaria l’interpretazione di Lucie Silkenová (volpe Bystrouška) scenicamente e vocalmente perfetta. Il suo timbro morbido e chiaro e la sua plasticità corporea le hanno permesso di rendere tutte le sfumature del complesso ruolo della protagonista, raggiungendo e conquistando il pubblico.

Notevoli le performance di Michaela Kapustová (Zlatohřbítek), di Svatopluk Sem (Il guardiacaccia e La zanzara), di Eliška Weissová (La moglie del guardiacacciaGufo) e di Jakub Kettner (Harašta), un valore aggiunto per l’allestimento nella sua globalità.

Nonostante il nostro personale sgomento iniziale, dovuto alla complessità e all’estraneità della partitura, molto lontana da ciò che predileggiamo, riteniamo encomiabile questa coraggiosa scelta artistica del Teatro Regio che si conferma ente attento all’innovazione e all’investigazione dell’opera tutta, in questo caso dell’universo lirico slavo, andando oltre il Grande Repertorio. Uno spettacolo veramente interessante. Una fiaba molto singolare.
Annunziato Gentiluomo

Comments

  1. […] Lucie si právem vysloužila velmi příznivý ohlas italské kritiky: http://www.artinmovimento.com/un-crescendo-di-intensita-per-la-piccola-volpe-astuta-al-regio-di-tori… […]

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