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Una divina Maria Teresa Leva ne La bohème al Regio di Torino

Dopo la prima sfumata per lo sciopero, ieri, martedì 24 ottobre, abbiamo assistito al primo appuntamento delle celebrazioni del Centenario della morte (1924-2024) di Giacomo Puccini, proposto dal Regio di Torino. L’allestimento de La bohème, la cui prima è stata proprio al Regio nel 1896, è l’intramontabile di Giuseppe Patroni Griffi del 1996, ripreso da Vittorio Borrelli. Le curatissime scene, firmate da Aldo Terlizzi Patroni Griffi creano da sole un’intimità speciale e immergono in un’atmosfera sospesa gli spettatori quasi invitandoli a prendere parte a quanto si va realizzando. La regia, su cui tanto si è detto, non lascia nulla al…

Dopo la prima sfumata per lo sciopero, ieri, martedì 24 ottobre, abbiamo assistito al primo appuntamento delle celebrazioni del Centenario della morte (1924-2024) di Giacomo Puccini, proposto dal Regio di Torino. L’allestimento de La bohème, la cui prima è stata proprio al Regio nel 1896, è l’intramontabile di Giuseppe Patroni Griffi del 1996, ripreso da Vittorio Borrelli. Le curatissime scene, firmate da Aldo Terlizzi Patroni Griffi creano da sole un’intimità speciale e immergono in un’atmosfera sospesa gli spettatori quasi invitandoli a prendere parte a quanto si va realizzando. La regia, su cui tanto si è detto, non lascia nulla al caso e cura, in modo maniacale, le interazioni tra i solisti, scavando in profondità nello scambio sentimentale, sia esso di amicizia o di amore-passione, che accanto all’arte e alla libertà sono i temi fondanti l’opera stessa. Qualche imprecisione si può forse rintracciare nel movimento delle masse alla fine del I atto: non è parso completamente fluido il finale, nonostante sia stato ben costruito il siparietto tra Musetta, Marcello e Alcindoro. Anche le luci di Andrea Anfossi assolvono a un’importante funzione, dando maggiore spessore emotivo alle scene.

La direzione di Andrea Battistoni è stata morbida e al contempo dinamica, cercando un buon rapporto tra la buca e i solisti. Avremmo desiderato, dato il comparto orchestrale di grande qualità, raggiungesse nella finale quel climax intenso che la partitura di Puccini porta a esprimere: nella sua versione abbiamo notato la trattazione della morte come qualcosa di naturale e non di così misterico, trascendente e assoluto come avemmo desiderato facesse.

Passando ai solisti, spicca per intensità, forza del vibrato, precisione di intonazione, tecnica vocale, potenza proiettiva e verve interpretativa Maria Teresa Leva che, con naturalezza ed eleganza, attraversa la complessa partitura di Mimì, marcando ogni singola emissione, riempendola di senso senza mai appesantirla. Semplicemente divina, ha dato prova di una totale immedesimazione col complesso personaggio che se da una parte pare riservato, timido e schivo, dall’altra è determinato, autentico e dignitoso. I suoi filati sono impressionanti come anche l’agilità di passare dal registro grave a quello acuto, e il tutto eseguito con una passione autentica, capace di arrivare al cuore ed emozionare.

Un ruolo nel complesso prematuro per Galeano Salas che, nonostante la luminosa vocalità e la buona tecnica, a volte è parso avere qualche difficoltà a misurarsi con l’impervia partitura di Rodolfo. Inoltre pareva che nel registro più acuto fosse volutamente quasi coperto dall’orchestra, come se necessitasse di un sostegno da parte della buca.

La prova di Biagio Pizzuti nei panni di Marcello è soddisfacente: la sua voce rotonda è idonea alle richieste della partitura e chiaro il fraseggio. Buono il suo contributo nella pagine di insieme che non sempre, nel complesso, risultano precise e ben armonizzate.

Cristin Arsenova è una Musetta un po’ trattenuta. Molto didattica risulta la sua esibizione che avrebbe avuto bisogno di maggiore brio. Gradevole la vocalità e buona la tecnica che le consentono di confrontarsi col ruolo.

Le voci di Jan Antem (Schaunard) e Ugo Guagliardo (Colline) non arrivano, non risultano ben proiettate mentre convincenti dal punto di vista attoriale. L’aria Vecchia zimarra di Colline scivola via senza spessore vocale e interpretativo.

Regolari le performance di Nicolò Ceriani (Benoît e Alcindoro), Luigi Della Monica (Parpignol), Franco Rizzo (Sergente dei doganieri) e Riccardo Mattiotto (Un doganiere).

Le recite continuano fino al 29 ottobre e i protagonisti su citati si alterneranno con Erika Grimaldi come Mimì, col tenore armeno Liparit Avetisyan nel ruolo di Rodolfo, col soprano Federica Guida in quello di Musetta, col baritono moldavo Andrey Zhilikhovsky (Marcello), col baritono messicano Manel Esteve (Schaunard) e con Riccardo Fassi (Colline).
Annunziato Gentiluomo

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