100% Italia, capolavori d’arte e laboratori a Torino e dintorni

Tullio-Crali-SuperamentoM-607x800100%Italia . Cent’anni di capolavori è una grande mostra, articolata su più sedi, dedicata agli ultimi cento anni di arte italiana. Con un percorso storico esaustivo, il progetto offre l’opportunità di evidenziare il ruolo dell’arte italiana nel panorama internazionale. Ciascuna sede ospiterà un significativo frammento della storia dei linguaggi artistici italiani, presentando movimenti, correnti e tendenze suddivisi in precisi periodi storici. Un’occasione per compiere un vero e proprio viaggio attraverso luoghi (sedi espositive) e periodi storici (esposizioni) ma anche per attraversare in modo trasversale e interdisciplinare materie curricolari quali italiano, storia, educazione all’immagine e storia dell’arte. Le attività di laboratorio sono state progettate dall’Area educativa del MEF Museo Ettore Fico per rispondere alle esigenze di docenti e studenti delle scuole di ogni ordine e grado.  I temi e le attività di laboratorio verranno declinati e adattati alle varie fasce d’età. 100%Italia inaugurerà il 21 settembre 2018.  Sarà possibile visitare le mostre fino al 10 febbraio 2019.  A Biella, Futurismo e Secondo Futurismo, presso Palazzo Gromo Losa, Corso del Piazzo, 22-24. Titolo del laboratorio: “Alfabeti sorprendenti“. Nessun apostrofo, nessuna virgola, nessun accento. Lettere maiuscole e minuscole hanno pari dignità. Corsivo e stampatello si mescolano. Le singole lettere o le parole non aspettano che qualcuno le legga o le declami ma aspettano di essere guardate, alla stregua di un quadro o di un disegno.  Con il Paroliberismo , nel 1912, i Futuristi trasformano la parola in immagine. Il senso della scrittura risiede anche nel modo in cui le parole sono organizzate graficamente nello spazio.  In laboratorio, utilizzeremo le lettere dell’alfabeto, sia estrapolate da riviste e quotidiani sia liberamente tracciate, come segni grafici puri, svincolati da ogni possibile significato. Le potremo trasformare, assemblandole in ordine casuale, o destrutturare e deformare dando vita a mille altre possibili combinazioni. Giorgio-de-Chirico-Interno-metafisicoSempre a Biella, presso il Museo del Territorio Biellese, Via Quintino Sella, 54/b – Biella, il laboratorio  “Lezioni di volo“. Nel 1929 nasce una nuova corrente pittorica che Marinetti illustra, nel suo Manifesto dell’Aeropittura , esaltando la novità assoluta dell’assenza di punti fermi e le prospettive dinamiche sul paesaggio, mai sperimentate prima in pittura. La sensazione è quella di osservare un’opera nella quale “la terra corre velocissima sotto l’aeroplano immobile”. Si assiste a una vera e propria celebrazione del tema del volo, della velocità che tutto sintetizza, che non lascia il tempo necessario per esaminare il dettaglio.  In laboratorio, ci eserciteremo in fulminei cambi di prospettiva assemblando tra loro, con un sapiente gioco di taglia/incolla, immagini aeree storiche e contemporanee di città e paesaggi rurali tratte da cartine geografiche, piantine e vecchie cartoline. E chissà se la carlinga o l’ala di un aereo faranno la loro comparsa all’interno dei nostri paesaggi… A Vercelli, Metafisica, realismo magico, neo Metafisica  presso  ARCA, Piazza San Marco,1-  Vercelli il laboratorio “Rebus visivi“. Piazze deserte, statue, manichini, squadre, righelli e… biscotti. Proprio come nei rebus, tutto è fermo, congelato in attesa di una spiegazione. Riconosciamo ciò che vediamo ma il senso dell’opera continua a sfuggire. Rincorriamo un’interpretazione ma non possiamo che arrenderci davanti alla potenza e al fascino dell’enigma. Le opere metafisiche ci mostrano la strada per andare oltre la realtà, ci invitano a mettere in relazione tra loro immagini incongruenti, provando a cercare il modo per collegarle. Giorgio De Chirico definiva “rivelazione” quel momento in cui un insieme di parole o suggestioni si trasformano in immagini che si depositano sulla tela senza un legame logico. In laboratorio, dopo un gioco performativo nel quale verranno velocemente elencate parole che si riferiscono a oggetti comuni, ciascun partecipante ne sceglierà e disegnerà uno, lasciandosi ispirare dal suo potere evocativo. Tutti i disegni convergeranno su un’unica grande superficie cartacea e andranno a costruire un enigmatico lavoro di gruppo che potrà diventare spunto per un esercizio verbale di collegamenti analogici.  A Torino invece vengono proposti diversi eventi.  Novecento – Corrente Informale – Astrazione presso il  MEF, Via Cigna 114 -Torino il laboratorio “Formeinformi“. Tutto ciò che ha un contorno può essere definito forma. Nell’universo caotico, doloroso e disgregato dal secondo conflitto mondiale, il rifiuto della forma divenne, a partire dalla seconda metà degli anni ‘40, un comune denominatore per gli artisti che sentirono la necessità di esplorare in modo diverso i possibili linguaggi dell’arte. Il significato dell’opera è ora nella materia, nel gesto o nell’azione compiuta per realizzarla, non più nell’immagine rappresentata. 1552_91gc00068 In laboratorio, dipingeremo insieme su un’unica grande superficie, senza alcuna forma prestabilita.  I pennelli si muoveranno contemporaneamente e in piena libertà ma con la sola indicazione di non mescolare tra loro i colori. Nessun confine sarà determinato dal segno o dal disegno.  Al termine del lavoro osserveremo come le forme generate saranno “spontanee”, frutto della condivisione di uno spazio comune.  Ancora al MEF, Via Cigna 114 -Torino il laboratorio “buco/strappo/graffio“.  Negli anni ‘40 il confine tra pittura e scultura, tra bidimensione e tridimensione, comincia ad assottigliarsi. Gli artisti inseriscono, all’interno delle loro tele, materiali poveri in grado di sprigionare a pieno la loro forza espressiva. Gli “Informali” si affidano interamente alla materia e alla sua capacità evocativa. Strappi, lacerazioni, grumi, spessori, stratificazioni destrutturano la forma e l’opera diventa “pelle” la cui superficie è in grado di raccontare, come nelle opere di Lucio Fontana o Alberto Burri, un vissuto.  In laboratorio, assemblando, stratificando, mescolando, incollando o strappando, faremo diventare stoffa, cartone, sabbia, carta e altri materiali protagonisti di semplici storie di trasformazione.  Sempre al MEF, Via Cigna 114 -Torino il laboratorio “In sintesi, il SEGNO“. Il segno, piccolo o grande, isolato o ripetuto, organizzato in sequenze regolari o irregolari, è il protagonista assoluto di quella che venne definita, nell’ambito dell’Informale, pittura segnica.  Carla Accardi e Giuseppe Capogrossi costruiscono veri e propri alfabeti corposi e primitivi. Giorgio Griffa frammenta la linea in tracce esili e silenziose. I segni,  nati da un impulso fulmineo, da un automatismo o progettati con cura e attenzione, si slegano dal significato e pulsano liberamente sulla superficie della tela.  In laboratorio, utilizzando strumenti di varia natura, convenzionali e non (dal pennello allo spazzolino da denti) inventeremo tracce e segni e, dopo averli esaminati e catalogati per analogie o differenze, li organizzeremo in imprevedibili e sorprendenti composizioni o scomposizioni. untitledPop Art presso il MEF Outside, via F. Juvarra 13 – Torino con il laboratorio  “Immagini di immagini“. In molte delle opere Pop si fa chiaro riferimento a prodotti di massa, realizzati in serie. Gli artisti attingono a piene mani da un incredibile repertorio di immagini già universalmente riconosciute e le trasformano, rendendole frutto di un’azione unica perché individuale.  In laboratorio, verranno distribuite sagome di oggetti o prodotti celebri che popolano le nostre case; ciascun partecipante potrà caratterizzare le immagini con colori, texture e materiali in grado di evocare il gusto e l’atmosfera degli anni ‘60. Terminato il lavoro, si potranno mettere in evidenza le molte possibili declinazioni dello stesso soggetto, mediante la realizzazione di un piccolo catalogo. Sempre al MEF Outside, via F. Juvarra 13 – Torino il laboratorio “advARTising“. La Pop Art italiana rispecchia e traduce la profonda trasformazione che aveva investito la società.  Il boom economico, lo sviluppo delle industrie, il lancio di nuovi materiali e la comunicazione di massa. Negli anni ’60, molti artisti italiani esplorano nuovi terreni della creatività. Corpi umani che si ibridano con oggetti, disegni che si ispirano alla grafica dei fumetti, naturale che si mescola con l’artificiale, pubblicità di prodotti commerciali assemblate o rivisitate con chiaro intento ironico e dissacratorio. Se, negli anni ‘60, gli artisti guardavano con interesse alla capacità persuasiva e pervasiva della pubblicità, oggi, sono sempre più i brand che guardano con attenzione al mondo dell’arte.  In laboratorio, come nei mash up musicali, nei quali si crea una composizione unendo fra loro uno o più brani, partendo da riproduzioni di opere d’arte, immagini tratte da fumetti e da campagne pubblicitarie, realizzeremo (su superfici caratterizzate pittoricamente da colori fluo o da texture dal sapore pop) delle immagini ibride e spiazzanti nelle quali ciascun singolo elemento manterrà la sua riconoscibilità. Optical – Minimalismo – Arte Povera – Concettuale al Mastio della Cittadella, Via Cernaia – Torino  con il laboratorio  “…eppur si muove!” . Tra la fine degli anni ‘50 e l’inizio degli anni ’60 molti artisti, sulla scia della fascinazione futurista per il movimento, orientano le proprie ricerche verso la relazione e l’interazione diretta con l’opera da parte dell’osservatore. Entra in gioco, in modo scientifico e al tempo stesso ludico, la pura percezione visiva, svincolata da quella emotiva. Molte delle opere realizzate da artisti come Bruno Munari o Getulio Alviani, producono inequivocabilmente degli effetti ottici e il modo di osservarle, di entrare in relazione con esse, muta continuamente a seconda di molti fattori, quali la luce, il tempo e il movimento.  Proprio il movimento delle opere, reale o virtuale, sarà l’oggetto dell’attività. In laboratorio, superfici specchianti, plastiche trasparenti, reti con trame di diversa grandezza verranno sovrapposte e assemblate, per sperimentare insieme il potere ipnotico di ciò che sembra fermo… eppur si muove. Ancora al Mastio della Cittadella, Via Cernaia – Torino  il laboratorio “l’essenziale è visibile agli occhi“. thXLY7U3A9Tra gli anni Sessanta e Settanta molti artisti crearono opere il cui obiettivo era ricercare e mettere in luce il “grado zero” della pittura e della scultura. I minimalisti, con modalità diverse, esplorarono il concetto stesso di essenzialità e lo resero visibile. Il dialogo silenzioso tra forma, spazio e colore è percepibile nelle opere di Enrico Castellani o Dadamaino così come nelle sculture di Ettore Spalletti. Forme primarie e monocromi sono alla base di ogni linguaggio artistico.  In laboratorio, utilizzando l’argilla come materia “primaria” per eccellenza, dopo una fase preliminare di conoscenza del materiale e di manipolazione, realizzeremo piccole sculture geometriche che potranno essere, una volta caratterizzate pittoricamente, disposte nello spazio e diventare così elementi di un divertente gioco combinatorio. E per concludere, Transavanguardia – Nuova Figurazione – International al Palazzo Barolo, Via Corte d’Appello – Torino  con il laboratorio “Made in Italy“. In netta controtendenza rispetto al decennio precedente, orientato verso una ricerca di algida natura concettuale, negli anni ‘80, con la Transavanguardia si celebra il ritorno alla gioia pura del dipingere, al confronto diretto con la tela, i colori e il pennello. Negli anni Ottanta, l’arte italiana (insieme al design, all’architettura e alla moda) torna ad essere segno distintivo di un Paese in ripresa. In particolare, gli artisti della Transavanguardia si concentrano sui valori delle tradizioni. Il Made in Italy diventa di per sé un attestato di qualità.  In laboratorio, la prima fase dell’attività sarà caratterizzata da un momento di confronto e di brainstorming rispetto a cosa, oggi, può “identificare” l’Italia, tra stereotipo e verità, a cosa la rende riconoscibile nel mondo (ad esempio: la cucina, i grandi artisti, la moda, il design, la musica, la creatività ecc.). Una volta individuate delle parole chiave, i partecipanti, suddivisi in piccoli gruppi, potranno, con gli strumenti della pittura, del disegno, del collage e della scrittura, mescolando stili e tecniche, raccontare la propria visione dell’Italia attraverso immagini dal potere evocativo e narrativo.

Odette Alloati

 

 

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