Month: June 2017

 

Il Macbeth di Giuseppe Verdi fino al 2 luglio al Regio di Torino

T_99461c7208Mercoledì 21 giugno, alle ore 20, il Teatro Regio ha messo in scena in prima serata il Macbeth, di Giuseppe Verdi. Gianandrea Noseda, sul podio dell’Orchestra e del Coro del Teatro Regio, ha magistralmente diretto la prima opera di Verdi tratta da Shakespeare, nonché la sua unica di ambientazione soprannaturale e fantastica. Il nuovo allestimento è stato realizzato in coproduzione con il Teatro Massimo di Palermo e Macerata Opera Festival e con la regia di Emma Dante, attrice, regista e drammaturga siciliana, considerata una tra le voci più innovative e rivoluzionarie del panorama teatrale internazionale. Un cast di eccezionali solisti ha interpretato la partitura con grande intensità musicale: Dalibor Jenis (Macbeth), Anna Pirozzi (Lady Macbeth), Vitalij Kowaliow (Banco), e Piero Pretti (Macduff). Straordinarie le scenografie, montate  e smontate in diretta sulla scena, eleganti e precise nelle loro simmetrie che accompagnano la narrazione come ad incorniciarla e fissarla in un tempo che si è fermato per dare voce al pathos untitlede al dramma. Costumi e coreografie sono raffinati e sobri, attentamente scelti per fungere da contrasto con i sapienti giochi di luce che danno movimento e vita alla scena. Un Macbeth tragico, popolato da streghe gravide che interrogano le loro pance per predire il futuro: pance come contenitori di profezie, in una sorta di maternità perpetua. La foresta di Birnam, costituita da pale di fichi d’India, la pianta più pericolosa esistente al mondo, diventa un luogo simbolico che parla di come la natura selvaggia prenda il sopravvento sull’uomo. Apprezzabile il corpo di ballo, nei gesti e nelle coreografie sapientemente organizzate, che compare e scompare attraverso un suggestivo gioco di veli e di teli colorati esvolazzanti. La storia si consuma quasi completamente di notte, una sorta di noir, di inquietante cupezza e suspense. I soldati con le spade rispettano nei loro gesti perfette geometrie che conferiscono equilibrio, simmetria e ordine a momenti narrativi fortemente tragici, un contrasto insolito, ma di th30UJ1U9Jgrande effetto scenico. Le recite di Macbeth, dal 21 giugno al 2 luglio, saranno in tutto nove, interpretate da un cast internazionale di artisti con grande esperienza nel repertorio verdiano. Protagonista è il baritono Dalibor Jenis, riconosciuto interprete di riferimento dei capolavori di Verdi, dopo i recenti successi alla Wiener Staatsoper e alla Deutsche Oper di Berlino, porta ora al Regio il suo Macbeth. Anna Pirozzi, una tra i più grandi soprani del repertorio belcantistico,  interpreta Lady Macbeth, apprezzata per la sua forte gestualità teatrale, abilità riconosciuta e premiata da invitarla a sostenere il ruolo al Teatro Real di Madrid e alla Royal Opera House di Londra. Il basso Vitalij Kowaliow, dal timbro vigoroso e brunito, interpreta il personaggio di Banco con grande maestrìa. Il tenore Piero Pretti, artista dalla brillante carriera internazionale, veste i panni di Macduff. Completano il cast: il mezzosoprano Alexandra Zabala (La dama), il tenore Cullen Gandy (Malcolm), il baritono Nicolò Ceriani (il medico), Giuseppe Capoferri e Desaret Lyka (un servo e l’araldo) Marco Sportelli e Davide Motta Fré (il sicario), Lorenzo Battagion e Riccardo Mattiotto (Prima apparizione). Questo nuovo allestimento presenta scene firmate da Carmine Maringola, costumi di Vanessa Sannino e luci di Cristian Zucaro; la coreografia è di Manuela Lo Sicco, con Sandro Maria Campagna maestro d’armi. Sul palco del Regio, anche gli attori della Compagnia di Emma Dante e gli allievi della Scuola dei mestieri dello spettacolo del Teatro Biondo di thQ3FWY4L4Palermo. Il Coro del Teatro Regio e i solisti del Coro di voci bianche del Teatro Regio e del Conservatorio “G. Verdi” di Torino, sono istruiti da Claudio Fenoglio. Macbeth verrà successivamente presentato al Festival Internazionale di Edimburgo, assieme a La bohème di Puccini e alla Messa da Requiem di Verdi, un’importante tournée – dal 18 al 27 agosto – sempre con la direzione di Noseda sul podio dell’Orchestra e Coro del Regio. Giuseppe Verdi completò l’opera nel 1847, ma ne modificò la partitura nel 1865. Gianandrea Noseda seguì la versione definitiva della partitura tranne nel finale dell’opera, per il quale fece riferimento alla versione del 1847, che voleva la morte di Macbeth in scena. Macbeth è il primo incontro di Verdi con la potenza drammaturgica del teatro di Shakespeare, un dramma musicale della coscienza e della solitudine. Macbeth è l’opera del mistero, del soprannaturale, ma è anche un soggetto che gli permette di rappresentare il potere e le conseguenze del suo cattivo uso. L’opera è tragicamente tragica, intrisa di sangue e vede morire in scena tutti i protagonisti, annoverando nel finale ben quattro delitti, spirale di violenza istigata da Lady Macbeth che, ossessionata da uno strano vaticinio profetizzato da un crocchio di streghe, fa di tutto per guidare il marito al trono di Scozia. Una volta raggiunto l’obiettivo, i due protagonisti subiranno le conseguenze delle atrocità di cui si sono macchiati.  Il tema centrale dell’opera è, in definitiva, quello della scelta, della responsabilità umana, che porta a una riflessione fra azione e destino. th5MZX24F8Gianandrea Noseda, su questa opera verdiana, afferma: Macbeth è un’opera visionaria, un noir ante litteram. Dal punto di vista drammaturgico rappresenta un notevole progresso rispetto a quanto scritto da Verdi fino ad allora. Una digressione geniale che gioca d’anticipo sui gusti dell’epoca. Macbeth sembra quasi un laboratorio nel quale Verdi sperimenta un modo innovativo di intendere il teatro. La scrittura vocale è in funzione delle parole, i cantabili sono quasi incidentali e inseriti in un contesto innovativo. Ciò che più impressiona in questo titolo è proprio la tinta scura, inquietante, che avvolge la vicenda e lo spettatore, dall’inizio alla fine.  Emma Dante, artista dal forte temperamento mediterraneo, propone un Macbeth denso e profondo. La maternità, la passione, il corpo, il potere al femminile: la regista presenta tutta la sua poetica in questo allestimento dell’opera verdiana, realizzando quello che lei ama definire un Macbeth stregonesco dove satiri con grandi falli ingravidano in continuazione le streghe, che così perpetuano la loro specie.

Il Maestro Noseda, al quale anche noi auguriamo una pronta guarigione, è stato costretto a fermarsi a causa di una sindrome lombo-sciatalgica da ernia del disco lombare. A partire dalla recita del 27 e sino al termine delle rappresentazioni al Regio, ha indicato come suo sostituto il Maestro Giulio Laguzzi.

Odette Alloati
[Immagini: teatroregio.it, ph Ramella&Giannese]

Trieste Loves Jazz, dal 4 luglio al via l’undicesima edizione

Trieste Jazz FestivalAl via a partire dal 4 luglio l’undicesima edizione di TriesteLovesJazz, che conferma anche quest’anno l’alto un grande livello qualitativo e la sua vocazione internazionale, accanto alla valorizzazione di nuove promesse e all’attenzione ai talenti del territorio. Sono oltre ottanta gli artisti invitati, per una trentina di concerti, la tradizionale location di Piazza Verdi alla quale si aggiunge il Bastione Rotondo del Castello di San Giusto.
La rassegna, come sempre organizzata e proposta da Casa della Musica e dal Comune di Trieste – Assessorato alla Cultura, all’interno del fitto calendario di Trieste Estate, proseguirà fino al 13 agosto.
home1-960x500Il programma prevede 18 serate, oltre 80 artisti e 30 concerti, alcuni dei quali torneranno dopo anni al Castello di San Giusto (e per la prima volta al Bastione Rotondo). Grandi stelle condivideranno la scena con giovani talenti, promesse del jazz internazionale e diverse espressioni del territorio. Molti sono i nuovi progetti che debuttano al Festival triestino, confermati gli scambi transfrontalieri (anche quest’anno Jpegprincipalmente con l’Austria) e la vocazione internazionale del festival. I musicisti invitati provengono, oltre che dall’Italia, da Austria, Slovenia, Croazia, Francia, Brasile, Repubblica Ceca, Cuba, Argentina e naturalmente Stati Uniti. Anche grazie a questa collaborazione la città di Trieste e il Festival sono anche quest’anno inseriti nei più importanti circuiti culturali e musicali d’Europa e d’oltreoceano. Nel programma ci saranno anche i doverosi omaggi al grande Lelio Luttazzi e a Franco Russo con il premio omonimo. Infine, il Molo Audace  sarà teatro di un concerto per piano solo al sorgere del sole, evento che segnerà la chiusura del Festival.

Scott Henderson_rid_ (1)Tra gli ospiti attesi citiamo (in ordine cronologico) il chitarrista Scott Henderson, in Piazza Verdi (location ormai storica di TriesteLovesJazz)  la sera del 14 luglio con il suo trio; domenica 16 luglio tocca alla pianista, cantante e compositrice Eliane Elias (anche lei in trio); funk, jazz e indie-rock compongono il sound che caratterizza Nat Osborn, in scena in Piazza Verdi il 17 luglio con la sua band. . La serata del 21 luglio sarà animata dal Sabor Cubano del pianista Harold Lopez, in trio anche lui, mentre sabato 22 luglio ci sarà la band di Bryan Carter, con il progetto The Young Swangers. Il leggendario batterista Peter Erskine con il suo Dr.Um Quartet tornerà alle sue origini, tra fusion e R&B, ed è atteso in Piazza Verdi il 26 luglio. Il calore della musica popolare argentina sarà portato dalle voci e dagli strumenti dell’Acá Seca Trío, composto da Uan Peter_Erskine__® Roberto Cifarelli ridQuintero alla chitarra e voce, Andrès Beeuwsaert alle tastiere e voce e Mariano Cantero (batteria, percussioni e voce).
La chiusura, immancabile, sarà nel teatro naturale del mare sul Molo Audace, alle 4.50 di domenica 13 agosto, con il concerto in piano solo di Marco Ponchiroli, pianista e compositore veneziano.
Ci sarà spazio, come anticipato, per un omaggio a Lelio Luttazzi (con un trio al femminile composto da Letizia Gambi, Elisabetta Serio e Giovanna Famulari) e a Franco Russo, con il premio omonimo (il trio Vardabasso – Missio – Dal Dan). Tanto spazio sarà dedicato alle giovani generazioni , con la batterista non ancora trentenne Camilla Collet e il compositore Giorgio Giacobbi, la Scuola di Jazz del Conservatorio Tartini, il reading di Sara Alzetta e Francesco De Luisa, su testi di Pietro Spirito, una dedica al Dixieland proposta dai Dixiers, la performance “Beli Wainkus” ispirata alla tradizione popolare croata. Vi saranno poi dei concerti “monografici”, come quelli di sole chitarre con il 40 Fingers Guitar 4et e le tre chitarre di Valli, Vardabasso e Gibellini, e ancora il Popocatepetl Duo formato da due percussionisti, Jugovic e Petracco.

Il programma completo con tutti i concerti e gli artisti lo trovate sul sito triestelovesjazz.com oppure potete scaricare qui il pdf.

Il Festival TriesteLovesJazz ha il contributo di Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Trieste Trasporti, Unicredit, il sostegno di Tripmare S.p.A. (Trieste), BCC Credito Cooperativo, Supermercati Zazzeron (Trieste), Pecar Piano Center (Gorizia), Grand Hotel Duchi d’Aosta (Trieste), Residence Sara (Trieste), Mascalzone Latino (Trieste).

Redazione ArtInMovimento Magazine

A Rio Marina il progetto di innovazione sociale e culturale “L’Elba del Vicino”

secondo-pianoNell’ambito del progetto di innovazione sociale e culturale L’Elba del Vicino sono iniziate, dal 22 giugno e fino al 19 ottobre, le 19 residenze artistiche di una settimana con altrettanti artisti e compagnie provenienti da tutta Italia.

Rio Marina, comune sulla costa orientale dell’Isola d’Elba, si trasforma così in un laboratorio a cielo aperto per sperimentare nuove pratiche culturali. “Se un artista fosse il tuo vicino di casa, vivresti meglio?” è la domanda che accompagna l’iniziativa fin da quando il 10 marzo è stata pubblicata la call pubblica per partecipare a “Una Stagione unnamed-1d’Artista”.

Ogni settimana, dal giovedì a quello seguente, l’artista o gruppo selezionato alloggerà con la formula della residenza artistica presso la struttura L’Elba del Vicino. Dopo un primo momento di incontro con il pubblico, in occasione di una passeggiata alla scoperta del territorio circostante in compagnia di una guida locale esperta, gli artisti realizzeranno l’idea per cui sono stati selezionati. Per tutti la settimana sarà costituita dall’alternarsi di workshop, interviste, laboratori, esibizioni a sorpresa e lavoro di ricerca artistica.
unnamedTanti i linguaggi rappresentati, dal teatro alla danza, dalla fotografia alla video-art, dalla scultura alla pittura e al fumetto.
L’appuntamento fisso è il mercoledì, a partire da oggi, 28 giugno, serata conclusiva della settimana di residenza nella quale ogni artista presenterà pubblicamente il risultato del suo lavoro. Il primo artista, ospite speciale di questa rassegna, sarà il cantautore Federico Sirianni che si esibirà in Piazza Salvo D’Acquisto.
Elemento fondamentale per il progetto è la costante attenzione, fin dalla sua ideazione, al coinvolgimento del territorio e degli abitanti. La parola chiave che contraddistingue “Una Stagione d’Artista” è audience engagement, il coinvolgimento attivo e partecipato che consentirà di valutare l’impatto dell’iniziativa e immaginarne declinazioni future.

Il responsabile del progetto, Enrico Gentina, già regista dello spettacolo SPORTING, si dice soddisfatto di quanto fatto finora: “Elba del Vicino è un progetto di innovazione sociale e culturale che sta coinvolgendo attivamente, a partire dal mese di febbraio, i giovani, gli abitanti e le istituzioni non solo di Rio Marina, ma di tutta l’Isola d’Elba. La rassegna “Una Stagione d’Artista” vuole contribuire ad una nuova narrazione dell’Elba nel panorama culturale e turistico nazionale, valorizzando le realtà artistiche emergenti nel panorama italiano e proponendo un modello di sviluppo comunitario che sia scalabile e replicabile ad altre realtà simili“.

Redazione ArtInMovimento Magazine

Ecco i vincitori del 55° Concorso Internazionale Voci Verdiane città di Busseto

unnamedSabato 17 giugno sono stati proclamati i vincitori del 55° Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto, promosso dal Comune di Busseto e presieduto dal Sindaco Giancarlo Contini, la cui direzione è stata assunta per il triennio 2017-2019 dal Teatro Regio di Parma. La premiazione ha avuto luogo al termine del Concerto dei finalisti, diretto da Fabrizio Cassi alla testa dell’Orchestra dell’Opera Italianaunnamed (1)
La giuria era presieduta dal Direttore generale del Teatro Regio di Parma Anna Maria Meo e composta Alejandro Abrante (Intendente dell’Ópera de Tenerife), Valérie Chevalier (Direttore generale dell’Opéra Orchestre National Montpellier Occitanie), Fulvio Macciardi (Direttore generale del Teatro Comunale di Bologna, Direttore della Scuola dell’Opera del Teatro Comunale di Bologna), Joan Matabosch (Direttore artistico del Teatro Real di Madrid), Eytan Pessen (Pianista e vocal coach, già Direttore della Semperoper di Dresda e Direttore artistico del Teatro Massimo di Palermo), Cristiano Sandri (Responsabile della programmazione artistica del Teatro Regio di Parma), Yang Yan (Distinguished professor del Conservatorio di Nan Hai, Cina, Direttore del Dipartimento di Canto del Conservatorio di Xing Hai, Canton).
55 Concorso Internazionale Voci Verdiane, I vincitori e la giuria_ph Elisa ContiniIl concorso quest’anno si articolava in due sezioni. I vincitori della sezione “Interpreti dell’opera La traviata“, che prenderanno parte alla produzione in scena al Teatro Giuseppe Verdi di Busseto nell’ambito del Festival Verdi 2017, sono i soprani Junghye Lee (26 anni, Corea del Sud) e Julia Muzychenko (22 anni, Russia) per il ruolo di Violetta Valéry, ai quali è stato assegnato un premio di € 4.000; i mezzosoprani Marta Leung (30 anni, Italia) e Carlotta Vichi (29 anni, Italia) per il ruolo di Flora Bervoix, i soprani Forooz Razavi (22 anni, Iran) e Luisa Tambaro (28 anni, Italia) per il ruolo di Annina e il basso Gerard Farreras Gonzàles (26 anni, Spagna) per il ruolo del Dottor Grenvil, ai quali è stato assegnato un premio di € 3.000.55 Concorso Internazionale Voci Verdiane, Ilaria Notari_ph Elisa Contini
Il premio “Giovani Voci Verdiane“, di € 3.000, offerto dal Lions Club Busseto “Giuseppe Verdi” per il quale Andrea Chinaglia, rappresentate del Lions, si è aggiunto alla giuria, è stato assegnato ex aequo ai tenori Azer Zada (26 anni, Azerbaijan) e Long Long (25 anni, Cina, vincitore della sezione Cina del Concorso), e al soprano Forooz Razavi. A quest’ultima la giuria ha inoltre riservato la possibilità di accedere al Primo Corso di alto perfezionamento in repertorio verdiano dell’Accademia Verdiana del Teatro Regio di Parma.
55 Concorso Internazionale Voci Verdiane, Concerto dei finalisti_ph Elisa ContiniAl termine della serata, condotta da Ilaria Notari, il Presidente del Concorso Giancarlo Contini e il Direttore generale del Teatro Regio Anna Maria Meo hanno annunciato le date della prossima edizione del Concorso, che si svolgerà a Busseto dal 12 al 17 giugno 2018.

Il 55° Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto è stato realizzato realizzato con il sostegno di Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Regione Emilia-Romagna, Provincia di Parma, Lions Club Busseto “Giuseppe Verdi”, Fondazione Cariparma e in collaborazione con Conservatorio di NanHai.
L’immagine del 55° Concorso Internazionale Voci Verdiane Città di Busseto è un particolare del Monumento a Verdi realizzato a Roncole Verdi nel 1964 dall’artista bussetano Mario Pelizzoni.

Redazione ArtInMovimento Magazine

Grandi voci e poco pubblico per Maria Stuarda a Genova

4 maria stuardaNella primavera 2016, il Teatro Carlo Felice di Genova mise in scena con ottimo successo Roberto Devereux di Donizetti. A un anno di distanza, un altro titolo donizettiano di soggetto inglese – anche se è improprio individuare una trilogia in Anna Bolena, Maria Stuarda e Roberto Devereux – ha allietato i melomani liguri. La qualità delle voci è stata, ancora una volta, esaltante; non si è invece visto, almeno alla recita domenicale del 21 maggio, tutto il pubblico che gremiva la sala un anno fa, e in platea abbondavano i posti vuoti. La ragione di questa defezione non va certamente ricercata nel titolo, ricco di fascino e più conosciuto del Devereux; probabilmente è un effetto del divismo che ancora connota parecchi appassionati di lirica: mancando un catalizzatore come il nome di Mariella 23 maria stuarda ( elena mosuc )Devia, diverse persone si perdono per la strada. E dire che la locandina della Stuarda non era certo carente di nomi che dovrebbero attirare l’attenzione di chi si interessa al primo Ottocento italiano!
Tanto per cominciare, la protagonista, il soprano Elena Mosuc: se c’è qualche spazio per perfezionare il sostegno del suono, l’intonazione risulta sempre perfetta e il fraseggio soppesato e intelligente. La cabaletta dell’aria d’esordio si è segnalata per il forte accento e per le marcate variazioni della ripresa, tese a sottolineare l’agitazione interiore della regina scozzese; la scena degli insulti per una fierezza che non sbraca mai in litigio da pescivendola. Nel II atto, la “confessione” si è distinta per la delicatezza del suono filato, associato al dolore del pentimento che si tramuta nella 43 maria stuarda ( elena mosuc ) lord guglielmo cecil ( stefano antonucci )certezza del perdono divino. La preghiera che segue – buona prova del Coro, compatto e coeso quale non lo si era percepito all’inizio dell’opera – è interpretata in chiave trionfale più che religiosa e interiore, complici le dinamiche e i tempi sostenuti staccati dal direttore Andriy Yurkevych: una scelta anomala non priva di senso, di cui si è apprezzata l’originalità; ma resta il fatto che le scelte agogiche non sempre hanno convinto appieno: troppo slentati alcuni cantabili, un po’ abbandonati a sé stessi i solisti in taluni ensemble, la cui concertazione è stata un po’ approssimativa. Se la Mosuc, con un’aria finale tesa tra nostalgia e serena accettazione della propria sorte, ha concluso la recita in un meritato trionfo, non da meno è stata la regina antagonista, Silvia Tro Santafé, dotata di 6 regina elisabetta ( silvia tro santafe ) roberto ( celso albelo )un’estensione da vero Falcon e di una nota timbrica acida decisamente adeguata al carattere vendicativo di Elisabetta, malcelato nel duetto con Leicester; nell’aria d’esordio le cesellature del cantabile hanno avuto un contraltare nell’accento sapientemente teso della cabaletta. Il ruolo tenorile in quest’opera è ingrato, poiché, essendo irto di difficoltà e non premiato da un’aria solistica, trova più facilità a richiamare su di sé critiche che elogi. Ottima è stata l’interpretazione di Celso Albelo, che si annovera tra i massimi interpreti odierni del repertorio tardo-belcantistico: qualche perplessità lasciata al suo ingresso è stata presto fugata apprezzando, nello stesso duetto con Talbot, la sua capacità di unire alla grazia e alla soavità del tenore leggero il nitore di squillo del lirico; questi tratti, 37 maria stuarda ( elena mosuc ) roberto ( celso albelo )nei successivi duetti con le regine, hanno dato vita alla profondità, venata di nostalgia e di emozione, con cui l’uomo vive i propri sentimenti d’amore. Tra le seconde parti merita menzione il basso Andrea Concetti (Talbot), non essendosi gli altri segnalati al di sopra di un funzionale comprimariato.
Per la componente scenica, il Carlo Felice ha scelto di affidarsi al team che già si era curato del Devereux nel 2016, con Alfonso Antoniozzi in veste di regista, le scene di Monica Manganelli e i costumi di Gianluca Falaschi. Ragioni (comprensibili) di economia hanno evidentemente caratterizzato la produzione, poiché scene e costumi sono stati riciclati in grande misura dall’allestimento di un anno fa. Peccato che si sia pensato di rinnovare il vestiario dei protagonisti, dato che quello di quest’anno è risultato piuttosto stucchevole, e decisamente imbarazzante l’abito di Leicester, via di mezzo tra costume turchesco e vestito muliebre. Abbastanza riciclato anche il concetto registico, con un accenno metateatrale particolarmente evidente all’inizio (le interpreti delle due regine sono raffigurate, durante il preludio, mentre si truccano nei loro camerini, e si scambiano calorosi abbracci ed auguri, quasi a rassicurare il pubblico che le ingiurie con cui si insulteranno appartengono esclusivamente alla finzione scenica) e un proseguimento nel solco della sicura tradizione; scelta che, quando un’opera sia in grado di destare emozioni per la sua musica e i suoi interpreti, non fa gridare all’invenzione geniale del regista ma permette a tutti gli spettatori di gustare lo spettacolo con animo sereno.
Marco Leo

Aurore musicali: lezioni concerto per capire e amare la musica

edu1-800x400-800x4001-800x400Proseguono gli appuntamenti del lunedì con le Aurore Musicali, all’ Auditorium Orpheus dell’Educatorio della Provvidenza in corso Gen. Govone, 16/A a Torino. Lunedì 26 giugno alle 20.45 verrà presentato il concerto Chi desia di saper che cosa è amore, un viaggio tra le diverse sfumature dell’innamoramento, un percorso a ritroso nel repertorio per voce e basso continuo attraverso i più intimi desideri dell’animo umano. Atmosfere lontane nel tempo ma di sorprendente attualità: corteggiamento, ironia, passione e tradimento si alternano, perennemente in bilico tra sogno e disincanto. In programma alcune tra le più emozionanti pagine del seicento italiano, tra cui spiccano importanti nomi del primo barocco quali Claudio Monteverdi, Sigismondo D’India e Girolamo Frescobaldi, affiancati dalle compositrici a loro contemporanee, Francesca Caccini e Barbara Strozzi, con le loro musiche ricche di fascino ed intensità. Di seguito i il ricco programma della serata: Francesca Caccini (1587-1640), Chi desia di saper che cosa è amore; Girolamo Frescobaldi (1583-1643), Aria di romanesca, Così mi disprezzate; Sigismondo D’India (1582-1629), Piangono al pianger mio; Domenico Gabrielli (1651-1690), Sonata in sol maggiore per violoncello e basso continuo; Claudio Monteverdi (1567-1643), Voglio di vita uscir; Francesca Caccini (1587-1640), Lasciatemi qui solo; Barbara Strozzi (1619-1677), L’eraclito amoroso; Michelangelo Rossi (1601-1656), Toccata Settima (Toccate e Correnti d’Intavolatura d’Organo e Cimbalo); Barbara Strozzi (1619-1677), E’ pazzo il mio core; Benedetto Ferrari (1597-1681), Amanti io vi so dire.

Arianna Stornello si avvicina alla musica all’età di quattro anni all’interno della scuola dei Piccoli Cantori di Torino. Studia clarinetto presso il Conservatorio di Torino e si dedica in seguito alla pratica del canto esibendosi in formazioni quali Coro G, Torino Vocalensemble, Coro Giovanile arianna_stornelloItaliano, Vox Libera, l’Ensemble del Giglio ed Eos Ensemble. Parallelamente consegue a pieni voti la laurea di Comunicazione Interculturale presso la Facoltà di Lettere e Filosofia di Torino. Intraprende lo studio del canto sotto la direzione di Alessandra Cordero e partecipa a corsi di perfezionamento con Yva Barthélémy, Mirella Freni e si avvicina al repertorio cameristico con Erik Battaglia e Valentina Valente. Approfondisce lo studio e la prassi del repertorio antico e barocco con Sara Mingardo, Barbara Zanichelli, Alessio Tosi e della gestualità barocca con Deda Cristina Colonna. Ottiene importanti premi nell’ambito di competizioni internazioni quali il prestigioso concorso “Francesco Provenzale” presso la Pietà dei Turchini di Napoli (terzo premio) e l’ International Voice Competition Renata Tebaldi di San Marino nella sezione repertorio antico/barocco (terzo premio). E’ invitata ad esibirsi in occasione della prima edizione dell’ European Day of Early Music a Copenaghen e con l’ensemble Le Humane Virtù partecipa all’allestimento di Dido and Aeneas di Henry Purcell (First Witch) con repliche in Italia, Austria e Slovenia. Recente è il debutto nel ruolo di Atalanta nel Serse di G. F. Haendel allestito dalla compagnia Coin du Roi presso il Teatro Litta di Milano e lo storico Teatro Goldoni di Venezia; è inoltre Bastiana nel Bastien und Bastienne di W.A. Mozart. Collabora in qualità di corista e solista con il Coro Filarmonico R. Maghini, partecipando a produzioni con l’OSN Rai e l’Academia Montis Regalis nell’ambito di prestigiose rassegne nazionali e internazionali (stagione OSN Rai, MiTo, Unione Musicale, Innsbrucker Festwochen der alten Musik, MA festival, Pomeriggi Musicali, Musica nei luoghi dello spirito) sotto la guida di direttori quali Ottavio Dantone, Alessandro De Marchi, Ivor Bolton e Juraj Valčuha. Collabora inoltre con il Coro della Radiotelevisione Svizzera sotto la direzione di Diego Fasolis e partecipa a progetti con formazioni vocali quali RossoPorpora Ensemble ed . Diplomatasi a pieni voti in Musica Vocale da Camera presso il Conservatorio di Torino sotto la guida del M° Erik Battaglia e si esibisce regolarmente in formazioni cameristiche presso l’ Unione Musicale di Torino (Schubertiadi, Festival Beethoven, L’altro suono). Dal 2014 collabora stabilmente con la pianista Cristina Laganà, dedicandosi al repertorio liederistico tedesco, francese ed italiano dall’epoca classica fino ai giorni nostri. Vincitrice della borsa di perfezionamento Talenti Musicali, Fondazione CRT – Conservatorio Statale di Musica Giuseppe Verdi di Torino, attualmente frequenta il corso di alta specializzazione in canto lirico tenuto da Sara Mingardo presso la Scuola di Musica del Garda (Riva del Garda).

mauro_pinciaroliMauro Pinciaroli, nato nel 1988, si avvicina giovanissimo allo studio della chitarra classica. Si è formato musicalmente presso il Conservatorio G. Verdi di Milano dove ha concluso gli studi diplomandosi a diciannove anni con il massimo dei voti e la lode in chitarra classica e successivamente in liuto e basso continuo. Ha inoltre frequentato il corso di composizione presso lo stesso Conservatorio. Nel 2012 ha conseguito il Master of Arts presso l´Universität für Musik und darstellende Kunst di Graz (Austria), ottenendo il massimo dei voti e la lode. Si è inoltre interessato alle discipline legate all’educazione in ambito musicale seguendo i corsi di pedagogia presso l’università di Malaga (Spagna), dove ha brillantemente conseguito il Master in Pedagogia Musicale e presso il Conservatorio della Svizzera Italiana di Lugano dove ha conseguito il Master of Arts in Music Pedagogy. Fin dal 1999 è stato premiato in diversi concorsi nazionali ed internazionali di interpretazione vincendo, nel corso degli anni, dodici primi premi. Dalla fine degli anni ’90, si dedica allo studio e all’approfondimento della prassi esecutiva della musica rinascimentale e barocca su strumenti originali dedicandosi esclusivamente agli strumenti antichi a corda pizzicata. Ha seguito numerosi corsi di perfezionamento con maestri di chiara fama come: Nigel North, Rolf Lislevand, Hopkinson Smith, Luca Pianca e Massimo Lonardi. Ha proseguito i suoi studi in liuto e tiorba presso la Musik und Kunst Privatuniversität der Stadt Wien sotto la guida del Prof. Luciano Contini, approfondendo in particolare la pratica del basso continuo su strumenti a pizzico. Ha al suo attivo concerti sia da solista che in formazioni cameristiche e orchestrali in Italia e all’estero (Spagna, Austria, Germania, Svezia, Svizzera, Francia). Collabora stabilmente con diversi ensemble barocchi. Di particolare rilievo il suo debutto per “La Società dei Concerti” di Milano nel 2009, la collaborazione con l’Ensemble San Felice di Firenze nell’esecuzione degli Oratorio sacri di Giacomo Carissimi e con il gruppo musicale Silete Venti di Milano. Nel 2014 è risultato vincitore dell’audizione indetta dalla società d’opera Coin du Roi di Milano, prima società italiana volta a valorizzare il repertorio operistico preclassico in contesti teatrali di pregio in Europa. Con questa orchestra collabora stabilmente in qualità di prima tiorba.

nicola_brovelliNicola Brovelli nasce a Busto Arsizio (VA) nel 1986. Inizia lo studio del violoncello con Caterina Dell’agnello. Successivamente prosegue i suoi studi nella classe di Silvio Righini presso la Scuola Civica di Musica di Milano diplomandosi da privatista presso il conservatorio G. Verdi di Milano nel 2007. Ha conseguito una formazione orchestrale presso importanti istituzioni. Nel 2004 e un elemento dell’Orchestra Giovanile Interregionale (IRO) di Ochsenhausen (D), mentre dal 2007 al 2009 e concertino dei violoncelli dell’Orchestra Giovanile Italiana, tramite la quale ha modo di collaborare con direttori quali Gabriele Ferro, Jeffrey Tate, Riccardo Muti, Claudio Abbado e Gianandrea Noseda. Ha seguito masterclass di Karine Georgian, Giulio Franzetti, Alfons Kontarsky, Piernarciso Masi, Milos Mlejnik, Giovanni Gnocchi, Enrico Bronzi, Barthold e Sigiswald Kuijken. Nel 2007 inizia lo studio del violoncello barocco nella classe di Gaetano Nasillo, diplomandosi con il massimo dei voti e la lode nel giugno 2011. Nel 2010 e primo violoncello borsista dell’orchestra barocca della Civica Scuola di Musica di Milano, tramite la quale collabora con Roberto Balconi, Lorenzo Ghielmi, Antonio Frige, Stefano Montanari, Paolo Rizzi e Maurizio Croci. Nel 2013 segue uno stage di musica da camera romantica su strumenti storici presso la Jeune Orchestre Atlantique (JOA). Attualmente e primo violoncello dell’orchestra d’archi con strumenti originali Arcantico, diretta dalla violinista Cinzia Barbagelata. Collabora inoltre con le seguenti formazioni: la Verdi Barocca (come primo violoncello e solista), Orchestra Sinfonica Nazionale della RAI, Orchestra da Camera Milano Classica, Accademia del Santo Spirito, i Musici di Santa Pelagia, Accademia Stefano Tempia, gli Invaghiti, Ghislieri Choir & Consort, ensemble Les Nations, Accademia Hermans. Nel 2013 vince un’audizione indetta dall’orchestra barocca “Accademia degli Astrusi” di Bologna. Ha suonato per importanti festival e rassegne di musica, tra cui: Estate Fiesolana, Ravenna festival, Serate Musicali, Regie Sinfonie, MITO Settembre Musica, Amici della Musica di Firenze, Festival Organistico Olandese, Estate Musicale Internazionale di Gressoney, Kalendamaya,Varazdinske barokne večeri, Festival d’Ambronay. Ha registrato per Concerto Classics, Brilliant, Sony, Tactus, Glossa, Arcana e CPO. Attualmente insegna violoncello, sia barocco che moderno, presso l’Accademia Musicale Torinese.

marco_crosettoMarco Crosetto ha completato al Conservatorio di Torino, sua città di nascita, gli studi pianoforte con Claudio Voghera e Ilaria Schettini, di composizione, con Silvana Di Lotti e Alessandro Ruo Rui, e di clavicembalo, con Giorgio Tabacco. Nel 2011 ha ottenuto la laurea in Storia con una tesi in storia della musica. Nel 2012, ha partecipato al progetto Erasmus, come gli ha permesso di studiare all’ESMUC di Barcellona con Béatrice Martin. Ha poi studiato presso il CRR di Parigi nella classe di Chef de Chant per l’opera barocca con Stéphane Fuget e Noëlle Spieth. Ha tenuto numerosi concerti sia con il pianoforte che col clavicembalo, come solista e in formazione da camera, ai festival di Torino, la Nuova Arca, la ESMUC a Barcelona. Ha collaborato con l’Orchestra de I Giovani dell’Accademia Montis Regalis di Mondovì, l’associazione De Sono, il Conservatorio San Pietro a Majella di Napoli, l’Orchestra Giovanile dell’Opera Italiana di Bordighera. È continuista dell’orchestra Le Coin du Roi di Milano con cui ha prodotto, nel 2015, Apollo et Hyacintus di Mozart e Serva Padrona di Pergolesi. Nel 2015 ha vinto il terzo premio nel prestigioso concorso di clavicembalo Paola Bernardi di Bologna. Ingresso € 5, fino ad esaurimento posti. Apertura Auditorium Ore 20.20, inizio Concerti ore 20.45. Locale climatizzato con accesso per i disabili.
Redazione Artinmovimento Magazine

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L’Erbaluce, un vino da scoprire

Dal cortile dell’Azienda Agricola La Masera, in Strada San Pietro a Piverone, a ben guardare nelle giornate più limpide si scorge in lontananza il lago di Viverone, e più in là il castello di Masino, residenza FAI, protetto dalle Alpi. Davvero un paesaggio affascinante.
Siamo sulla Serra, collina morenica e terra da vino, con un vitigno autoctono che intreccia la sua storia con quella dei luoghi e degli abitanti. È l’Erbaluce, da cui nasce l’Erbaluce di Caluso, un DOCG prodotto solo in questa parte di Piemonte, il Canavese, fin dove la provincia di Torino lambisce il biellese e la provincia di Vercelli, in un’area geografica chiaramente identificata dall’anfiteatro morenico e costellata di laghi che sono i residui del ritrarsi dell’antico ghiacciaio.
Dall’insieme delle condizioni climatiche, e di terroirs soprattutto, l’Erbaluce trae le sue specificità, che lo rendono inconfondibile e irrinunciabile per i suoi estimatori.
La grande versatilità del vitigno fa si che lo si possa utilizzare in ben tre vinificazioni: fermo, spumante e passito, la terza delle quali è stata in realtà la prima in ordine di tempo ed è ancora oggi quella a cui l’Erbaluce lega la sua notorietà. L’elevata acidità permette a questo bianco di prestarsi all’invecchiamento e all’evoluzione, anche in due modi differenti. Lo spumante, vinificato con il metodo classico, mantiene ed esalta i sentori erbacei tipici dell’Erbaluce, la struttura consente di sostenere i lieviti per raggiungere un perlage fine e omogeneo, e il risultato è un brut che non ha nulla da invidiare ad altri spumanti più noti e blasonati. Vi sono documenti risalenti al 1500 che attestano la presenza del vitigno nella zona, e fino a buona parte del secolo scorso l’uva Erbaluce è stata utilizzata in queste aree unicamente per produrre il vino dolce.
Questo passito si distingue per il grado di acidità, che ne limita la dolcezza e la gradazione alcolica, avvicinandolo più a un vino invecchiato che a un liquore. Questa specificità lo rende abbinabile, oltre che alla pasticceria secca, come le tipiche paste di meliga, anche a un fine pasto di formaggi erborinati, dei quali la produzione locale è altrettanto ricca.
Tempo fa abbiamo fatto visita alla Masera, l’azienda nata nel 2005 per volontà di un gruppo di amici, Alessandro, Gian Carlo, Davide, Sergio, Marco e Barbara ed è proprio Alessandro che, in sala degustazione, ci racconta una storia di terra, vino e vita.  A cominciare dal nome stesso dell’azienda, significativo del forte legame con il territorio, poiché masere è il termine utilizzato per indicare i muri di pietra che delimitano i campi, come quello che sostiene il terrazzamento del primo terreno acquistato a Settimo Rottaro per avviare l’attività. La prima produzione è stata quella del passito (insieme al bianco fermo e a un rosso a base barbera affinati in legno). L’etichetta del passito La Masera ha il simbolo celtico del triskelt, articolato in modo da ricordare il grappolo d’uva e scelto anche perché queste aree sono state segnate dal passaggio delle popolazioni celtiche, sottolineando ancora una volta il legame stretto con la storia del territorio, storia della quale l’Erbaluce è testimone illustre e portatore come ogni grande vino.

Il nome del bianco fermo, il più classico dei vini prodotti da La Masera, è apparentemente più impegnativo, “Anima“. Racconta ancora Alessandro “abbiamo scelto questo nome perché di anima in questo progetto ne abbiamo messa e ne mettiamo tanta“. La scelta di iniziare questa attività è stata una scommessa dettata da una grande passione comune, una passione che fino ad ora sta dando ottimi risultati. I vini La Masera sono già messi a fianco di quelli di produttori dalla storia assai più antica e cominciano a comparire con regolarità, sulle guide di settore, inoltre l’Azienda è entrata a far parte dei Maestri del Gusto. Accanto al passito, allo spumante e all’Erbaluce classico, troviamo inoltre una versione affinata in botte.

Sebbene rimanga una produzione di nicchia, vista l’area abbastanza circoscritta, l’Erbaluce si sta facendo conoscere anche al di fuori dei confini regionali e nazionali, grazie soprattutto all’aspetto qualitativo su cui i produttori del Consorzio hanno deciso di puntare. Le caratteristiche intrinseche del vitigno, sviluppate nella vinificazione, non hanno bisogno di molti preamboli: sono riconoscibili e dirette, anche se non ostentate, come i canavesani d’altronde. L’Erbaluce è un vino che certamente riesce a dare il suo meglio accompagnando i cibi del territorio, formaggi come si è detto, antipasti di verdura (una ricetta la trovate qui) e pesce di lago, in una reciproca esaltazione di profumi e sapori, riuscendo a rendere anche un pasto semplice e frugale un evento degno di essere ricordato, legandosi alla memoria anche visiva dei luoghi dai quali proviene.

Chiara Trompetto

Shoden, primo Livello Reiki, a Torino

reiki2Rigorosamente in luna crescente, l’Associazione ArtInMovimento MagazineScuola Accreditata ASI-DBN DOS propone a Torino, per il 30 giugno (dal pomeriggio) e l’1 luglio il seminario di primo grado di Reiki, Shoden (primi insegnamenti), presso la propria sede legale in corso Verona, 20.
L’insegnante è Annunziato Gentiluomo – Docente Reiki ASI R.D.14.73 e tra i primi Reikologi italiani (PRAI n. 40) -, esperto in discipline bionaturalisociologo della salute, reduce della prima edizione del work-shop Reiki e Oncologia tenuto in Calabria.
Le ore di formazione saranno modulate in due giornate, in base al numero di partecipanti, con l’orario di sabato da verificare (dalle 16 alle 20.00) mentre quello di domenica sarà dalle 9.30 alle 19.00.
IDEOGRAMMA REIKI (1)Ma cos’è Reiki? Come abbiamo avuto già modo di chiarire, è uno strumento di matrice giapponese basato sull’imposizione delle mani che permette di attivare il processo di auto-guarigione del singolo. Si tratta di una pratica molto interessante in quanto, nonostante sia di facile apprendimento, è decisamente efficace e lavora contemporaneamente sul piano fisico, emotivo, mentale e spirituale. Reiki è una disciplina bionaturale basata sostanzialmente su una serie di attivazioni energetiche che rendono il nostro corpo mikao usuiun canale dell’energia cosmica, permettendoci di utilizzarla per stimolare il processo di auto-guarigione di ciascun individuo.
REIKI è un termine giapponese che significa “Energia Vitale Universale”, e una delle peculiarità di questo sistema di guarigione naturale è l’autotrattamento che affianca la possibilità di trattare gli altri, gli animali, gli oggetti, i cibi, le medicine.
Durante il seminario, oltre alle quattro “attivazioni” secondo il Metodo Tradizionale di USUI, l’insegnante illustrerà e insegnerà delle meditazioni, delle tecniche di respirazione e di connessione ai chakra. Presenterà compiutamente il sistema di guarigione naturale, quale è il Reiki, i diversi trattamenti possibili col primo dei tre livelli, i sette chakra principali e i principi che ispirano chi lavora con questa disciplina.
Un evento da non perdere per nutrire se stessi e per espandere il proprio stato di benessere.
È un regalo potete farvi, che può cambiare la vostra vita e migliorare la qualità della vostra esistenza… Ci sono ancora dei posti. Per chi fosse interessato, non esiti a chiamare al 3663953014. Non dimenticatevi abiti comodi e maglietta bianca… e poi voglia di cambiare in meglio…
Chiara Trompetto

Semplici spunti personalissimi sul 32° Lovers Film Festival

Lovers5Per leggerezze gravi rivolte alla mia persona e alla testata che rappresento, e per priorità sopraggiunte, il mio rapporto col 32° Lovers Film Festival non è stato certo paragonabile a quello che ha invece contraddistinto le ultime dodici edizioni del Festival, in particolare quella dell’anno passato, in cui, insigniti e onorati dall’essere Media Partner, abbiamo mobilitato la nostra redazione pubblicando circa tre pezzi al giorno per tutto il festival, articoli di lancio prima e riflessioni sul dopo. Ho creduto nel progetto di Minerba, cogliendo tanti aspetti migliorabili, ma, al di là di scelte più o meno condivisibili, ritornavo a casa soddisfatto e alla fine del film conclusivo ero contento di aver partecipato attivamente a uno degli eventi di rilevanza sociale più importanti del bel paese. Ne era evidente il cuore che pulsava e che contagiava.
Quest’anno, sono stato carinamente invitato all’inaugurazione, alla serata conclusiva e ho chiesto di poter vedere dei film lunedì 19 giugno, dalle 18.00 in Sala 1 al Massimo. Si intuisce che non posso certo entrare nel merito della programmazione, ma Lovers_finale1posso parlare sicuramente di quanto ho visto esprimendo i miei parziali punti di vista in merito. Nella prima, come scrissi, avevo percepito dell’imbarazzo, ma non avevo individuato chiaramente quel “non so che” sottile che comunque non mi rendeva, come sempre, felice di essere lì. Ho pensato: Sarò stizzito dal comportamento poco gentile riservato alla mia persona e alla mia testata, ma poi ho cercato di andare al di là e di mettermi in ascolto. L’illuminazione mi è arrivata durante la serata della premiazione. E inizio la mia riflessione usando le parole, citate in questa occasione, dalla nuova direttrice Irene Dionisio: Versione giovanile e al femminile del Festival e un suo motto riportato da Piero Valetto, una pietra miliare del Festival, Nella continuità con il coraggio del cambiamento. Coraggio? Non ne ho visto. L’ingresso è stato a gamba tesa a partire dal nome, cambiato solo un paio di anni fa, e dall’iconografia del festival che ne ha minato la percezione. Forse sarebbe stato necessario un pizzico di umiltà in più da parte di una leva 86 che è nata dopo la prima Da Sodoma a Hollywoodedizione del Festival che oggi si trova a dirigere. Il tutto, inoltre, in pochissimo tempo.
Ho trovato veramente stucchevoli molti interventi, fintamente democratico il modus operandi e fortemente presuntuoso tutto il procedere. Esiste una storia. Esistono percorsi. Esiste un’evoluzione. Portare il cambiamento, porre una firma nel cambio di direzione ci sta, ma stravolgere il Festival, questo non lo accetto. Consideriamo il periodo diverso (giugno, invece di aprile o maggio). Consideriamo la prima tappa del Piemonte Pride che ha fatto bucare un giorno di Festival. Consideriamo la concomitanza del 31° Festival Mix Milano… Ma io ricordo file infinite pure sotto la pioggia. Credo che la comunità non si sia sentita giustamente rappresentata, si sia percepita strumentalizzata per una volontà politica poco chiara che ha dato un evento così sentito come il festival a una donna etero, incapace di sentire e vivere la condizione di omosessuale o transgender, di percepire quella sana ideologia che ha animato la campagna sociale portata avanti nelle tante edizioni precedenti. Femminile forse sì. Un gusto letterario Lovers.22presupponente, filoborghese, e un’interessante ibridazione con tante arti. Giovanile proprio no. Non c’era leggerezza e tutto era costruito perché bisognava piacere o compiacersi. Auto-referenzialità e in scena tutto ciò che etichetta popolarmente Torino e soprattutto i suoi abitanti. Alla fine non sono riuscito a rimanere per la proiezione del film di chiusura
Sono solo addolorato e deluso. Non sono riuscito neppure a votare in quanto era complesso pure quello quest’anno. Ma in linea col fatto che al centro non c’erano sicuramente i film, ma tanti discorsi sulle pellicole, tanto filosofeggiare che alla lunga annoiava… E pensare che mi percepisco il promotore del cambiamento.
Speriamo nel prossimo anno e speriamo che non sia l’inizio del declino…
Concludo con le parole, che condivido in toto, di un addetto ai lavori, Luca Andreotti: È chi ha fatto tutte queste scelte che deve fare un passo indietro e permettere a chi sa fare bene il suo lavoro di farlo. È facile far morire un festival dedicato alle identità, ai corpi, ai generi, svuotando il senso delle storie e delle lotte che li hanno formati e trasformando tutto ciò in questioni di “naming” e di “claim”.
Forse un passo indietro e delle riflessioni oneste davanti ai bilanci dovuti sono necessari…
Annunziato Gentiluomo

La Scuola di formazione in Medicina dell’Essere si presenta a Torino

Swiss nature view near Alps in GrindelwaldAd Ottobre 2017 a Torino inizierà la Scuola di formazione in Medicina dell’Essere, fondata e diretta dal dott. Stefano Gay.
Si tratta della prima scuola che si occupa di connessione corpo-mente-energia per medici e operatori nella relazione di aiuto.
La Medicina dell’Essere è una disciplina che integra l’approccio dato dalla Biopsicosomatica, nel percorso di cura di un problema fisico o emotivo, con il supporto della Psicogenealogia, in una nuova e più completa visione della persona che è l’Essere Umano.
Si tratta di un progetto molto ambizioso con docenti di grande valore. La scuola concede inoltre 50 ECM o 50 ECP all’anno (per un totale di 150 ECM per il percorso completo).
Il dott. Gay presenterà il percorso:
oggi, 22 giugno 2017, dalle 19.00 alle 22.00 a TORINO presso La vita al centro, sito Strada del nobile 86/92 (serata con aperitivo, su prenotazione con Stefano Gay e Maria Gabriella Bardelli);
il 27 giugno 2017 alle ore 18.30 a TORINO presso la Libreria Arethusa in via Giolitti 18 su prenotazione;
il 28 giugno 2017 alle ore 20.30 a TORINO presso la Libreria Psiche in via Belfiore 61 su prenotazione.
Per qualunque informazione si può contattare la Scuola scrivendo a corsi@medicinadellessere.it o direttamente il dott. Stefano Gay al 347.4816616.
Redazione di ArtInMovimento Magazine

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