Ho avuto, nella mia vita, la possibilità di ascoltare musica dal vivo da quando ero piccolo. Mia zia Beny mi voleva sempre con sé alle stagioni dell’Associazione Culturale Jonica. Mi entusiasmavo a volte, mi annoiavo altre. Non c’era nessuno che mi spiegava a dovere ciò che stavo ascoltando. Poi inizio lo studio della chitarra con
Ho avuto, nella mia vita, la possibilità di ascoltare musica dal vivo da quando ero piccolo. Mia zia Beny mi voleva sempre con sé alle stagioni dell’Associazione Culturale Jonica. Mi entusiasmavo a volte, mi annoiavo altre. Non c’era nessuno che mi spiegava a dovere ciò che stavo ascoltando. Poi inizio lo studio della chitarra con Giuseppina Riganello e a 16 quello del canto con Gina Procopio perchè facevo pianobar con degli amici. Poi l’università e durante quegli anni scopro l’opera lirica e me ne innamoro, vengo scelto come figurante lirico da Luca Ronconi e da lì inizio a scrivere appunto di opera.
Si evince dunque che il mio orecchio è abbastanza abituato a certe “divine” manifestazioni sonore.
E vado al dunque del pezzo…

La magia che si crea quando ascolto un’esibizione di Carmelo Spoto è un’esperienza di rara bellezza. Stropicciato, timido diventa onnipotente.
Dialoga col compositore della partitura che sta eseguendo dominandola a volte, stupendosi di ciò che realizza altre e abbandonandosi totalmente in altre ancora. Le sue mani percorrono quegli 88 tasti bianchi e neri che diventano infiniti in quell’incontro. Mani sapienti, precise, sagge con una memoria ancestrale per cui lo spartito fisico non è necessario perché tutto è già dentro di lui. In momenti trascende, entra in trance, in uno stato alterato di coscienza al pari dei più grandi medium esistenti. Si fonde con la musica, diviene musica, raggiunge l’essere Uno con l’esistenza, con l’Universo, con la Divinità. Un artista. Un ambasciatore di bellezza. Un genio immerso nella Creazione possibile attraverso l’infinita processione di note, accordi, battute. Discepolo dei più amati di Euterpe, questo è! Umanità, umiltà, autenticità e generosità sono quattro spille ben marcate in lui. Sempre curioso di sapere, studiare, migliorare non si sente mai arrivato, nonostante sia un vero fuoriclasse.



Dal mio punto di vista, non tutti siamo liberi di scegliere. Qualcuno ha il fuoco dentro e la consapevolezza di dover portare un messaggio all’umanità e lasciare una traccia indelebile e immortale su questo piano. Se devia da quel percorso animico ben tracciato, dalla via costruens, in nome degli affetti, del benessere e della tranquillità degli altri, della propria sicurezza economica, o per quanto ha ereditato culturalmente, in particolare dalla famiglia di origine, o per paura, per senso di spaesamento o per come è difficile vivere in una società che piega e umilia chi non si conforme ad essere, la diversità, la genialità, quel qualcuno cade in una sofferenza al limite della depressione, che comprende solo chi vive quell’analoga situazione.
Carmelo è un prescelto, è uno che deve portare la sua arte al mondo, è uno che deve nutrire l’umanità con le sue esecuzioni pianistiche e con le sue composizioni. Non ha da discutere, da spiegare e tantomeno da argomentare, nonostante abbia un bagaglio culturale trasversale importante. Ha solo da suonare, da parlare con la musica, un linguaggio, forse l’unico, che conosce profondamente, fino ai suoi anfratti più alchemici ed esoterici, negati ai più.
Un essere di tale elevazione morale e di tale purezza non si può che amare.
Sono orgoglioso di essergli amico e posso augurare a tutti di poterlo ascoltare dal vivo e di farsi nutrire dalle meravigliose armoniche che il suo suonare genera…
Annunziato Gentiluomo















