La ricerca gestuale di Michele Liuzzi

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Michele Liuzzi (1970), artista, vive e lavora a Torino. Proviene da studi sul fumetto e da una pluriennale esperienza in ambito teatrale. Il suo lavoro si articola in una serie di progetti, che vanno dalla pittura, al disegno, alle elaborazioni digitali. L’ispirazione al teatro è sempre presente, così come l’attrazione per il mondo de fumetto e le ricercate atmosfere del Primo Novecento.
La mia è una ricerca di tipo gestuale, un’immobilità apparente, dove la massa informe prende vita nella tensione della figura. Elementi saturi di energia, colti nell’atto di esprimere una tensione di forza o nel protrarsi di un effetto, come per una lampadina che, spenta, trattiene nel tempo ancora il calore.

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Canova’s ha per soggetto il corpo. Questo viene sfibrato, destrutturato, marmorizzato, mantenendo intatta la gestualità dei soggetti, che sembrano erosi dal tempo nelle loro carni. Al corpo si richiede un’eterna giovinezza, la morte non lo riguarda. Canova’s è un omaggio all’armonia, al rigore, alla perfezione della forma, al bianco e al candore dei marmi.

climaClima ha come filo conduttore il paesaggio urbano. Il progetto, nel suo complesso, raccoglie una serie di immagini di città senza tempo, dove con un improvviso ribaltamento di prospettiva, particolari di macchine industriali si ingrandiscono e si trasformano in paesaggi sconfinati e giganteschi. Le immagini sono ritagliate e riassemblate, fino a dar vita a scenari ieratici e profondamente vitali. Il risultato finale delinea così un paesaggio mentale, o meglio interiore, in cui l’essere umano e rumorosamente assente: come fosse stato inghiottito dalle fauci inclementi della città/organismo.

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Daguerréotypes, come termine evocativo di un’immagine impressa su una lastra ai sali d’argento, colta nella sua casualità, con le sue imperfezioni, lo sporco, gli ossidi del metallo. L’impressione di un’immagine scolpita, rivestita da quell’albume vitreo della moderna carta fotografica. Il corpo è frugato, indagato, manipolato, alterato, computerizzato, percorso da flussi di energia e pulsioni che, tesi all’unisono, ricostruiscono l’atteggiamento iniziale che ha ispirato la posa. All’artista piace immedesimarsi in quella porzione di luce che entra dirompente nella scatola magica e, catturata dalla lastra, ne genera il ritratto.

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Epidermidi si rifà alla tecnica del trompe l’oeil, ovvero rendere verosimile e credibile allo spettatore la percezione di uno spazio inesistente. L’immagine viene stampata su carta molto sottile e come una seconda pelle restituita alla parete, come un incarto che, avvolgendo il suo oggetto, ne diventa il suo involucro e crea così una nuova epidermide. Un preciso rilevamento metrico rispetto alla sua collocazione fa sì che l’impianto scenografico sia studiato in funzione della sua visibilità. I vari punti di vista vengono puntualmente correlati all’effetto di impatto, richiamo e suggestione che l’impianto deve esercitare sullo spettatore. In lo spazio viene incrementato, dilatato, ricondotto ad un palcoscenico in cui l’immagine diventa scenografia, assumendo un valore funzionale e non solamente decorativo. L’osservatore si troverò così nella situazione percettiva di uno spazio virtuale raffigurato in termini tridimensionali.

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La probatica piscina nasce all’interno di un cantiere industriale. L’artista ha immaginato delle brevi performances di espressione corporea, ambientate all’interno di tutto lo spazio, come se ogni danzatore fosse immerso in una vasca iniziatica. In empatia con l’ambiente circostante ognuno ha usato il proprio corpo come un amplificatore di segnale, captando e risuonando come un diapason e convogliando su di sé l’energia percepita in un rimando continuo tra se stesso e il posto prescelto. Con quest’immagine l’artista ha documentato la riappropriazione dello spazio da parte del corpo.

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Pleasuregarden in un giardino dimenticato appaiono corpi in posa che svelano scenari del tutto inaspettati. I corpi si mostrano con un misto di pudore e compostezza, consapevoli dello sguardo indiscreto di uno spettatore assetato di meraviglia. Si instaura un gioco tra chi si esibisce e chi osserva, che si esaurisce nel puro piacere voyeurista.

Osservando opere così originali e suggestive la curiosità spinge ad approfondire la conoscenza di un artista davvero singolare e variegato nelle sue forme espressive e comunicative. Di seguito una lettura introspettiva dell’artista svelerà aspetti interessanti della sua arte, del suo pensiero creativo e dei contenuti del suo messaggio artistico.

Quando hai capito che la tua vita doveva essere dedicata all’arte?

L’arte per me è un’ urgenza, nel momento in cui si è fatta pressante mi sono lasciato coinvolgere in maniera totale, e questo è accaduto dopo i 30 anni.

In che modo la tua vita e il tuo passato hanno influenzato positivamente il tuo modo di fare arte?

Ho intercettato e ho fatto miei suggerimenti di diversa natura. Tutto confluisce, basta raccogliere e perseverare.

Raccontami il senso della tua ricerca pittorica.

Sono un istintivo, ma spesso la testa mi frena e devo gettare un ponte tra i due. Lavoro principalmente con la luce e le masse, tendo alla scultura.

Raccontami il senso della tua ricerca concettuale.

Il motore di tutto è il corpo nello spazio, in tutte le sue forme.

Cos’è per te l’ispirazione?

L’ispirazione la trovo man mano che lavoro. Tutto mi può influenzare, mi metto in ascolto e vado.

Quali sono tre punti di riferimento nella storia dell’arte, tre artisti di ere diverse che hanno influenzato la tua visione artistica?

Da piccolo sono stato travolto dai Prigioni di Michelangelo, queste masse abbozzate ma sul punto di esplodere che non mi hanno più lasciato..  tutto è partito di là credo.. Poi in adolescenza i fumetti principalmente americani e tutta la corrente dei Valvoline, Mattotti, Moebius mi hanno attratto per il loro dinamismo e la loro visionarietà. Infine la fotografia di Mapplethorpe mi ha rapito per perfezione e misticismo ..fino a Witkin per le sue prodezze estreme… Ultimamente mi attraggono i grandi maestri della pittura …. Piero della Francesca, Mantegna,Tintoretto

Tecnica e pensiero: come convivono nel tuo lavoro e nel tuo essere?

Ho bisogno del caos per cominciare, poi man mano, quando si delinea una strada, pulisco fino a che son soddisfatto, il che non è mai immediato.

Come definiresti il tuo lavoro al di là di qualsiasi definizione già attribuita?

In divenire come una foto che si sta sviluppando…si può andare avanti o indietro, dipende da chi guarda.

Come ti definisci come artista?

In evoluzione, inquieto…

Cosa rappresenta per te l’arte?

Un approdo sicuro e una terra da esplorare…

Guardando alla tua produzione artistica, quali sono i generi e i modi espressivi che preferisci?

Tutto ciò che implica ricerca e sperimentazione mi interessa in qualsiasi campo.

Cosa raccontano le tue opere? Quali sono i tuoi messaggi?

Sono dei mondi dove trasferirsi per il tempo che vuoi. Tutto deriva dall’osservazione della realtà con le sue contraddizioni.

Come si collocano le tue opere tra realtà e illusione?

La realtà ce l’hai sotto gli occhi. I miei lavori tendono al surreale, al sogno, coinvolgono più il lato emotivo.

Alcune tue opere sono state realizzate con la tecnica del collage, parlaci di questa scelta.

Il collage mi permette di lavorare in maniera libera senza schemi. Qualsiasi elemento mi può far cambiare direzione, in qualunque momento. La sfida è chiudere il cerchio.

Quali altri materiali o tecniche utilizzi nel tuo lavoro?

Ci sono due fasi. Comincio a computer e lavoro in Photoshop, assemblando ritagli di giornale e scatti fotografici. Poi, prodotta la stampa su carta, inizio a processarla in studi, procedendo al suo deperimento. La sottopongo a bagnature progressive di acqua, olii, cere, terre fino a quando raggiungo un climax.

Quali sono gli strumenti di lavoro per te indispensabili?
La radio e il silenzio, quando è possibile.

Qual è la serie pittorica che ti ha dato maggiori soddisfazioni?

La serie Canova’s. Ci sono arrivato per caso mentre stavo lavorando ad un altro progetto. E’ stata una bella scoperta, avevo bisogno di pulizia e rigore di forme perché arrivavo dal marasma delle mie prime tele dove scagliavo colore a tutta furia…

In un mondo senza limiti che tipo di opera realizzeresti?
Dovrei viverci per un po’ prima per poi creare.

Ipotizzando una collaborazione, con quale tipologia di artista lavoreresti e perché?

Con chiunque mi stimoli creatività e sensazioni epidermiche.

Quali sono le tue considerazioni in merito all’arte contemporanea in Italia?

Un contenitore piuttosto insondabile e mal strutturato, dove l’artista non è inserito realmente nel sistema Arte, ma è spesso un meteorite in orbita e mancano i veri termini di confronto e regolamentazione.

Quale credi sia il ruolo dell’artista contemporaneo?

Stupirsi e stupire ..continuamente.

Ti ritieni un artista contemporaneo?

Un artista deve captare come una antenna radio e restituire l’onda. Io mi sto impegnando…

Cosa ne pensi della collaborazione tra artisti nel mondo dell’arte?

Sempre interessante, anche se gli artisti tendono a soddisfare il proprio Ego e lavorare da soli.

Qual è il tuo punto di vista sulle forme d’arte diverse dalla pittura? Raccontaci cosa ti affascina e cosa non apprezzi.

Amo l’arte in qualsiasi forma, quando tocca l’emotivo. Amo poco l’arte concettuale, non è nelle mie corde.

Traccia la tua biografia e il tuo percorso artistico in breve.

Provengo da studi di formazione tecnica, poi ho sterzato contromano ed è cominciata la salita: fumetto, illustrazione, animazione e pittura, senza dimenticare il teatro, mio compagno di viaggio insostituibile.

Un percorso artistico in continua evoluzione, un viaggio esplorativo di ininterrotta scoperta e ricerca, con la curiosità e l’entusiasmo che accompagnano e caratterizzano questo giovane artista, ed è proprio dal connubio inscindibile fra pensiero creativo e un inesauribile entusiasmo che prendono vita le sue suggestive opere.
Odette Alloati

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