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“Non morirò di fame”… fonte di grande riflessione e ispirazione

Non morirò di fame diretto da Umberto Spinazzola è la storia di Pier (Michele di Mauro), un ex chef stellato, che, dopo aver perso tutto, lascia la famiglia e finisce in mezzo alla strada. L’uomo nasconde un oscuro segreto del suo passato, a causa del quale lascia Torino, la sua amata città natale. Pier torna nel capoluogo piemontese dopo una telefonata di Lucia (Olivia Manescalchi), la sua ex cognata, che gli comunica che alla sua ex-moglie Carla non manca molto da vivere, consumata da una grave malattia . Non arriva in tempo, ma, al suo estremo saluto, rivede la figlia…

Non morirò di fame diretto da Umberto Spinazzola è la storia di Pier (Michele di Mauro), un ex chef stellato, che, dopo aver perso tutto, lascia la famiglia e finisce in mezzo alla strada. L’uomo nasconde un oscuro segreto del suo passato, a causa del quale lascia Torino, la sua amata città natale. Pier torna nel capoluogo piemontese dopo una telefonata di Lucia (Olivia Manescalchi), la sua ex cognata, che gli comunica che alla sua ex-moglie Carla non manca molto da vivere, consumata da una grave malattia . Non arriva in tempo, ma, al suo estremo saluto, rivede la figlia Anna (Chiara Merulla), al terzo anno di liceo classico, che a stento riconosce e da cui riceve fin da subito un atteggiamento astioso dovuto all’abbandono, misto al dolore per la perdita. Pier scopre che Carla aveva lasciato in custodia a sua sorella, la ragazza, e si rende subito disponibile per assolvere agli aspetti legali e burocratici, soprattutto per il bene della stessa Anna. Non aveva nulla da offrirle. Non sapendo dove stare, Pier decide di usare come abitazione una baracca nel deposito edile di Annibale (Riccardo Lombardo), il suo migliore amico storico.

Girovagando per le vie di Torino, Pier incontra Granata (Jerzy Stuhr), un vecchio mendicante, esperto nel sopravvivere con niente, il quale sta raccogliendo gli avanzi. Con lui, l’ex chef inizia un viaggio che lo aiuta a riconnettersi con il suo amore per la cucina, perso da tempo.

Intanto Anna decide di restare con suo padre nella baracca: è un modo per ricucinare il rapporto con lui e soprattutto per far parte con un pezzo importante della sua storia, l’unico rappresentante delle sue radici. Pier è così costretto a vivere con una figlia adolescente che in realtà non conosce, imparando cosa significa davvero prendersi cura di qualcun altro.

Il rapporto evolve come anche la stessa vita di Pier che, incontrerà Ester (Claudia Ferri), farà pace col suo ex socio Alberto (Fabrizio Odetto) comprenderà come riprendere a fare l’unica cosa che sapeva fare veramente bene, con una nuova formula, in chiave etica e in nome della libertà.

Un film romantico, quasi fiabesco. La narrazione induce alla riflessione e fa comprendere come, ad un certo punto, se sei destinato a un arte non puoi girarle le spalle. Il tema dello spreco del cibo e della possibilità di recuperarlo e trasformarlo in piatti prelibati ci pone innanzi una realtà terribile, considerando quante sono le persone, anche solo nel nostro bel paese, a vivere di stenti e non avere risorse per i pasti e per una dieta varia ed equilibrata.

La regia di Umberto Spinazzola è attenta, precisa, capace di tratteggiare in modo magistrale la psicologia dei personaggi e la loro evoluzione. Le riprese sulle realizzazioni culinarie di Pier fanno venire l’acquolina in bocca. Sceglie la verve romantica, senza mai calcare troppo la mano: il rischio di cadere nello stucchevole c’è, ma il regista, sapientemente, riesce a evitarlo, scegliendo un ritmo di narrazione adeguato e, a tratti, anche incalzante. I 100 minuti scorrono grazie anche a un color ben costruito e alla fotografia di Matteo Bosi elegante e raffinata. Torino è la città italiana che meglio si presta come location di un film magico e sospeso tra sogno e realtà come questo. La sceneggiatura è ricca e ben articolata, come la scelta delle musiche che accompagnano con grazia la pellicola e la storia.

Il cast è equilibrato e tutti hanno saputo ben interpretare il proprio ruolo. Siamo rimasti molto colpiti dalla sinergia tra la coppia tra Michele Mauro (Pier) e Jerzy Stuhr (Granata) che reggono sulle proprie spalle quasi tutto il film. Magistrali le loro interpretazioni: espressività corporea da vendere. Chiude la triade dei protagonisti Chiara Merulla decisamente apprezzabile nell’interpretazione del tutt’altro che semplice personaggio di Anna. A tratti un po’ troppo teatrale la più che dignitosa Olivia Manescalchi (Lucia) mentre assolutamente positivi Riccardo Lombardo, Fabrizio Odetto e Claudia Ferri, tre ottimi comprimari.

Un film piacevole, positivo, capace di indurre riflessioni con la giusta misura. Consigliatissimo!

A Torino al Cinema Fratelli Marx, in corso Belgio, 53.

Annunziato Gentiluomo

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