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La Giornata Mondiale per gli Insegnanti… qualche riflessione

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Oggi, 5 ottobre, si celebra la Giornata Mondiale degli Insegnanti. Dal sito dell’UNESCO si legge in riferimento: Questa giornata commemora la sottoscrizione delle Raccomandazioni dell’UNESCO sullo status di insegnante, la principale struttura di riferimento per i diritti e le responsabilità dei docenti su scala mondiale, ed ha come obiettivo fondamentale quello di suscitare riflessioni sul ruolo dei professionisti della formazione, sulle sfide che affrontano quotidianamente, sulle difficili condizioni di lavoro a cui sono spesso sottoposti. Con l’adozione dell’Obiettivo 4 di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, “Istruzione di qualità”, gli insegnanti vengono riconosciuti come soggetti chiave per l’attuazione dell’Agenda…

teachers day

Oggi, 5 ottobre, si celebra la Giornata Mondiale degli Insegnanti. Dal sito dell’UNESCO si legge in riferimento: Questa giornata commemora la sottoscrizione delle Raccomandazioni dell’UNESCO sullo status di insegnante, la principale struttura di riferimento per i diritti e le responsabilità dei docenti su scala mondiale, ed ha come obiettivo fondamentale quello di suscitare riflessioni sul ruolo dei professionisti della formazione, sulle sfide che affrontano quotidianamente, sulle difficili condizioni di lavoro a cui sono spesso sottoposti.

unesco-logo

Con l’adozione dell’Obiettivo 4 di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 delle Nazioni Unite, “Istruzione di qualità”, gli insegnanti vengono riconosciuti come soggetti chiave per l’attuazione dell’Agenda 2030 sull’educazione. Il loro impegno infatti è fondamentale per fornire un’educazione di qualità, equa ed inclusiva e opportunità di apprendimento per tutti, con l’obiettivo di incrementare il livello di alfabetizzazione globale e ridurre l’abbandono scolastico precoce, contribuendo a migliorare la vita delle persone e a raggiungere lo sviluppo sostenibile (http://www.unesco.it/it/News/Detail/408).

insegnante e altri mestieri

Quella dell’insegnante è la professione che forgia e forma tutta le altre professioni, ma oggi, in particolare nel nostro Paese, tale mestiere, che dovrebbe essere il perno di ogni società civile, ha perso di importanza. Gli insegnanti sono oggetti di percosse, insulti, molestie, critiche e angherie. Pare che tutti, in particolare certi genitori, si ergano come pedagogisti, come filosofi, sociologi o psicologi dell’educazione, capaci di dare consigli, direttive, incuranti di chi, dall’altra parte della barricata, si trovi in trincea tutti i giorni, misurandosi con un’utenza – gli studenti di ogni ordine e grado – sempre più complessa. Le responsabilità sono tante e sempre più incombenti, le richieste onerose.

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Non si può nascondere come l’incompetenza serpeggi selvaggiamente in questa categoria professionale, in particolare nella scuola primaria, ricettacolo di uomini e donne che, grazie a un diploma preso anche trent’anni or sono, oggi dovrebbero alfabetizzare le nuove leve, stimolarne il senso critico e soprattutto formare il cittadino di domani. Le gabbie sono state aperte e si salvi chi può.
Troppo spesso ci si rivolge a tale professione dopo non essere

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riusciti a realizzare quanto si immaginava idoneo per sé, e quindi si vive necessariamente il proprio lavoro come un ripiego che garantisce un minimo mensile sicuro, occupando solo dalle diciotto alle venticinque ore settimanali. Risulta comprensibile come poi queste persone non brillino di iniziativa, non emozionino con il loro fare, non appassionino con i contenuti che veicolino, non siamo proprio capaci di coinvolgere i propri studenti facendoli innamorare di quanto propongono.

bimbi a scuola

Nessuno però può far nulla. Generalmente si fa passare l’anno di prova perché sembra male interrompere un percorso professionale. A quel punto però gli interventi importanti si possono attivare solo su mancanze evidenti che stentano a capitare.
Risulta inevitabile imparare a convivere in una comunità educativa che non è tale, formata in gran parte da persone molto capaci e volenterose, da altre poco capaci, ma spesso altrettanto volenterose, e da un’importante fetta di gente poco capace e poco volenterosa che,

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ignara di tutto lo scempio che produce, continua inerte aspettando lo stipendio di fine mese e rendendo complicato il sistema scuola che comunque deve giustificare dei traguardi agli stake-holders di riferimento.
Inoltre alla categoria degli insegnanti, priva di un contratto capace di riconoscern economicamente, l’impegno, le responsabilità, le qualità e le peculiarità, viene richiesto di essere al contempo educatori, assistenti sociali, psicologi, mediatori linguistici, amministrativi, progettisti e prima o poi anche sacerdoti per dare benedizioni a situazioni che si fanno sempre più complesse – quando non sono al limite dell’incolumità del lavoratore – e che condizionano il lavoro che si diviene sempre più usurante. Sì, l’insegnamento è usurante e le ricerche lo sostengono definendo questa categoria professionale tra quelle più a rischio di burn-out.

Ogni insegnante è inoltre costretto in un giogo, a volte perverso, di attori diversi che pretendono da lui/lei

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sempre di più: il dirigente scolastico, il responsabile di ogni plesso, il coordinatore di interclasse, i colleghi, i genitori, gli specialisti e gli alunni, mentre l’orario di servizio tende a dilatarsi naturalmente. E il docente si muove, a volte si trascina, in questo crocevia di aspettative come può. Quando poi si verificano problemi relazionali fra colleghi legati alla visibilità, alla voglia di emergere, lì si assiste proprio a una guerra tra poveri. La presenza così massaccia di donne certo non aiuta: molte volte, muovendosi in modo cervellotico e pensando a retropensieri spesso privi di senso, diviene un elemento che rende ancor più lenta e farraginosa una macchina che fa acqua da tante parti. Bisogna inoltre ricordare che non è previsto nessun avanzamento di carriere per i docenti. Eccetto gli scatti di stipendio dovuti all’anzianità di servizio e la possibilità di accedere al concorso per diventare Dirigente scolastico, non ci sono occasioni di miglioramento della propria condizione professionale o del proprio status sociale. Questo è un altro elemento che non motiva chi vorrebbe sperimentarsi e uscire dalla routine solita. I sindacati? Non pervenuti!
Il tutto per poi rendersi conto di non riuscire da single a vivere con quanto guadagna. Si garantisce con quello stipendio la sopravvivenza: è quanto si paga per le lunghe ferie che si hanno che poi non sono proprio quelle che i più immaginano.
Quindi celebriamo sì la Giornata Mondiale dell’Insegnante che si foriera però di innovazione, capace di rilanciare il ruolo di una delle professione più belle del mondo che non può non essere una vocazione. Un mestiere in cui la capacità relazionale, l’entusiasmo e la motivazione sono forse più importanti della conoscenza dei contenuti: sono quelle le leve base dell’apprendimento capaci di portare trasformazione e crescita orientate al Nuovo Umanesimo che tanto si anela…
Annunziato Gentiluomo

[Fonti delle immagini: apiceuropa.com, crescita-personale.it, tuttoscuola.com, diplomainunanno.studiocorsi.info]

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