Month: January 2015

 

Il M° cinese Lü Jia sul podio della Filarmonica Teatro Regio Torino

Lu JiaLunedì 2 febbraio 2015, ore 20.30, il Maestro cinese Lü Jia salirà sul podio della Filarmonica Teatro Regio Torino per un concerto realizzato col contributo straordinario della Fondazione CRT e in collaborazione con il Teatro Regio.
Il primo appuntamento della stagione con la Filarmonica Teatro Regio Torino vede protagonista il Maestro Lü Jia attuale direttore principale del National Center of Performing Arts di Pechino e tra i massimi esperti nell’esecuzione del repertorio orchestrale di Felix Mendelssohn-Bartholdy a cui è dedicata la prima parte del programma con la Sinfonia n. 3, detta la Scozzese in virtù della dedica fatta dal compositore tedesco alla 1Sergey-Galaktionovregina Vittoria.
La Sinfonia, scritta nel corso di un lungo arco temporale, che spazia all’incirca dal 1829 al 1842, fu l’ultima delle sinfonie a venire completata e in occasione della prima esecuzione a Lipsia, nel marzo del 1842, fu diretta dall’autore stesso così come nel mese di giugno a Londra dove, a seguito dell’esito trionfale, Mendelssohn fu ricevuto proprio dalla giovane regina Vittoria.
Altro protagonista della serata la spalla dell’Orchestra del Teatro Regio e della Filarmonica TRT, Sergey Galaktionov, che si cimenterà nel Concerto per violino e orchestra in re maggiore op. 61 di Ludwig van Beethoven, opera centrale della creatività beethoveniana, dal clima espressivo sereno e luminoso, che al debutto non trovò il consenso del pubblico ma venne apprezzata solo molti anni dopo quando, nel 1844, il dodicenne Joseph Joachim ne diede una storica esecuzione con l’orchestra della London Philharmonic Society diretta da Felix Mendelssohn.
Redazione ArtInMovimento Magazine

Giulio Busi e Raphael Ebgi a Milano per “Giovanni Pico della Mirandola. Mito, Magia e Qabbalah”

pico_mirandolaVenerdì 30 gennaio, dalle 21.00 alle 23.00, per il ciclo Dove soffia lo spirito. Incontri e confronti di spiritualità laica, in collaborazione con i Frigoriferi Milanesi, Philo – Scuola superiore di pratiche filosofiche, presso la propria sede ubicata in via Piranesi 10/12 a Milano (raggiungibile con Passante Ferroviario/Porta Vittoria – Autobus/73 e 90 – Tram/12-27), propone la presentazione del libro di Giulio Busi e Raphael Ebgi, Giovanni Pico della Mirandola. Mito, Magia e Qabbalah (Einaudi, 2014, collana Millenni)
Giulio Busi è uno dei maggiori esperti di misticismo ebraico e di Qabbalah. Dopo Venezia è diventato professore a Berlino. Diversi suoi libri sono pubblicati dai Millenni Einaudi. Questo libro raccoglie una sorta di Thesaurus del pensiero di Giovanni Pico della Mirandola.
Secondo Philo si tratta di un grande anticipatore che viene dall’alba del Rinascimento, a cui si deve un pensiero che, incentrato sulla dignità-libertà dell’uomo, si apre a un forte ecumenismo ante litteram, innanzitutto nella proposta di sintesi fra cultura grecoromana, tradizione ebraica e messaggio cristiano, dunque un padre della spiritualità laica.

Pico1La Casa editrice così presenta la figura di Pico della Mirandola e il volume in questione: Lorenzo de’ Medici, tra i pochissimi che riuscirono a confrontarsi con lui (quasi) alla pari, lo definí «istrumento da sapere fare il male et il bene» e Pico, di cui tanto si è parlato e scritto, ci appare ancora come un enigma. L’Orazione sulla dignità dell’uomo è considerata uno dei testi piú rappresentativi del Rinascimento, ma il resto della sua opera – in tutta la sua lussureggiante erudizione – rimane quasi inaccessibile, tanto ricco da sconcertare e confondere. Con questo libro viene per la prima volta individuata una chiave interpretativa forte, che pone al centro delle riflessioni pichiane l’intreccio tra mito, magia eqabbalah: i tre gradini piú alti della scala sapienziale disegnata dal Conte. Dal Bacio al Vino, passando per Bacco, Muse e Veneri, il volume è organizzato come un dizionario, per lemmi, e a ogni voce corrisponde una selezione di brani di Pico sul tema. In un commento apposito si offre poi un’analisi del «Pico visivo», ovvero del rapporto tra le idee del Conte e alcuni capolavori dell’arte quattrocentesca. Con lo strumento dell’antologia dell’antologia, Busi ed Ebgi affrontano l’aggrovigliata matassa del pensiero di Pico. E riescono a districarla come finora non era ancora successo.
All’evento a ingresso gratuito, curato da cura Mauro Bersani e Romano Màdera, interverrà anche Francesco Tedeschi dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Redazione di ArtInMovimento Magazine

[Fonti delle immagini: Giovanni Pico della Mirandola, Galleria degli Uffizi cit. in it.wikipedia.org; einaudi.it, giuliobusi.eu]

Il linguaggio al centro del XI Convegno AISV

aisv_headerSarà il XI Convegno Nazionale AISV – Associazione Italiana di Scienze della Voce e si terrà da oggi, 28, al 30 gennaio a Bologna, con il titolo Il farsi e disfarsi del linguaggio. L’emergere, il mutamento e la patologia della struttura sonora del linguaggio. Si vuole proporre all’attenzione e degli studiosi il saggio di Roman Jacobson Kindersprache, Aphasie un allgemeine Lautgesetze. Il testo risale al 1941 e introduceva l’idea di un nesso tra acquisizione, afasia e leggi del mutamento fonico. I contributi richiesti interessano diversi aspetti del tema, come l’emergere della struttura sonora nel caso dell’apprendimento di una seconda lingua o di una lingua straniera, i Immaginekkkkk_1264350265casi di bilinguismo, il ruolo della variazione nei processi di acquisizione, i modelli computazionali nel processo di apprendimento, il “destrutturarsi” della struttura sonora nei casi di patologie del linguaggio, la perdita delle competenze linguistiche materne nei casi di emigrazione, la ricerca di universali fonetici/fonologici. L’obiettivo del convegno è quello di riunire studiosi che si occupano di questi temi e di creare un clima informale per la discussione e lo scambio interdisciplinare. Sono accettati tutti i contributi, appartenenti anche a altre aree tematiche e anche ad opera degli studenti, proprio per consentire un dibattito il più ampio possibile.
Il convengo sarà ospitato dall’Università di Bologna, presso il Dipartimento di Filologia Classica e Italianistica in photoVia Zamboni 32, Aula Pascoli.
Il comitato organizzatore è composto da Cinzia Avesani dell’ ISTC-CNR di Padova, Fabio Tamburini e Mario Vayra dell’Università di Bologna.
Interverranno studiosi dalle università di Monaco, di Barcellona e di Venezia. Si parlerà del linguaggio in tutte le sue fasi di sviluppo e nelle sue problematicità, si parlerà di canto, di lingua dei segni, dell’apprendimento di seconde lingue con riferimento alle implicazioni sociali (emigrazione, minoranze), il rapporto tra linguaggio e capacità cognitive.
Si prospettano tre giorni densi di contenuti e molto interessanti, soprattutto per coloro che lavorano nel campo della comunicazione o dell’apprendimento, come insegnanti o educatori.
Chiara Trompetto

[Fonte delle immagini: aisv.it, unibo.it, cortmic.eu]

27 Gennaio, la Giornata della Memoria

olocaustoOggi, 27 gennaio, per celebrare il Giorno della Memoria in ricordo di tutte le vittime dello sterminio messo in atto dai nazisti, abbiamo deciso di citare alcune opere – letteratura, musica, cinema – in cui l’arte si è messa al servizio della coscienza e della memoria collettive, per preservare il ricordo di una storia che ci riguarda tutti, in virtù della comune appartenenza al genere umano e ci conferisce la responsabilità di vigilare affinché quanto accaduto non si ripeta.

I film che hanno parlato del nazismo, dei ghetti, dei campi di concentramento sono stati molti. Ve ne citiamo alcuni, meritatamente insigniti dei premi più importanti.
schindler's listSchindler’s list, di Steven Spielberg e interpretato da Liam Neeson, tratto dal libro di Thomas Keneally. È la vera storia di Oscar Schindler, imprenditore tedesco che ai tempi del nazismo decise di utilizzare la sua posizione privilegiata per salvare le vite di molti uomini e donne ebrei.La vita è bella

La vita è bella, di e con Roberto Benigni, e il pregio della colonna sonora di Nicola Piovani. La storia di un padre che, finito in campo di concentramento insieme al figlio di 6 anni, tesse per lui un racconto diverso di ciò che stanno vivendo, fingendo di trovarsi in un grande gioco in cui li aspetta un premio finale.

La TreguaLa tregua, di Francesco Rosi e con John Turturro. Tratto dall’omonimo romanzo di Primo Levi, in cui si racconta il viaggio verso casa di un gruppo di superstiti italiani, partiti da Auschwitz il 27 gennaio del 1945 , quando arrivarono le truppe russe a liberarli, e tornati finalmente in Italia a Torino il 19 ottobre dello stesso anno.

train_de_vieTrain de vieUn treno per vivere, di Radu Mihaileanu e con Lionel Abelanski. Una comunità ebraica nell’Europa dell’est che inscena un finto treno di deportati per sfuggire all’imminente arrivo dei nazisti. Volutamente caricaturale, ha tutta la forza dell’umorismo yiddish e il ritmo della colonna sonora firmata da Goran Bregovic.

il pianistaIl pianista, di Roman Polanski e con Adrien Brody. Tratto dal romanzo autobiografico di Wladyslaw Szpilman. Wladyslaw assiste alla deportazione di quasi tutta la sua famiglia e al lento degrado nel ghetto della Varsavia occupata dai tedeschi, riuscendo a salvarsi, prima per una serie di fortunate coincidenze e poi grazie al suo talento musicale, toccando la sensibilità di un ufficiale nazista che decide di coprirlo e aiutarlo verso la fine dell’occupazione e fino all’arrivo delle truppe sovietiche.

il-bambino-con-il-pigiama-a-righe Il bambino con il pigiama a righe, di Mark Herman. Tratto dal romanzo omonimo di John Boyne, è il racconto del mondo di quell’epoca attraverso gli occhi di due bambini, Bruno, figlio di un ufficiale nazista, e Shmuel, internato in un campo di concentramento. È il racconto di un’amicizia pura nata attraverso il filo spinato del campo che si tramuterà in tragedia.

Abbiamo poi scelto le parole di Primo Levi, della sua toccante poesia Se questo è un uomo.

primo-leviiVoi che vivete sicuri

nelle vostre tiepide case

voi che trovate tornando a sera

il cibo caldo e visi amici:

Considerate se questo è un uomo

che lavora nel fango

che lotta per mezzo pane

che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è un a donna,Dachau

senza capelli e senza nome

senza più forza di ricordare

vuoti gli occhi e freddo il grembo

come una rana d’inverno.

Meditate che questo è stato:

Vi comando queste parole.

Scolpitele nel vostro cuore

stando in casa andando per via,

coricandovi, alzandovi

raccontatele ai vostri figli.

O vi si disfaccia la casa,

la malattia vi impedisca,

i vostri nati torcano il viso da voi.

E infine la musica, con Auschwitz, la Canzone del bambino nel vento di Francesco Guccini, in questa versione interpretata dai Nomadi

Redazione ArtInMovimento

[Fonte delle immagini: pordenoneoggi.it, lavocedeisenzavoce.altervista.org, mymovies.it, labibliotecadibabele.wordpress.com]

I “Vestiti dei Sogni”: in mostra a Roma i migliori costumisti cinematografici italiani

ant_VESTITI_+locandina164548214-1bddb1e4-532f-459a-a134-cfdae6632626Palazzo Braschi, a Roma in Piazza Navona, ospita fino al 22 marzo una mostra dedicata all’eccellenza italiana dei costumi per il cinema. Tra i protagonisti i Premi Oscar Piero Tosi, Danilo Donati, Milena Canonero e Gabriella Pescucci. Un percorso dalle origini ai giorni nostri, dalle dive del muto a “La grande bellezza“.
Il costume cinematografico, proprio come ricorda nei suoi studi il linguista e semiologo francese Roland Barthes, è indubbiamente intriso di significazione e apporta un contributo fondamentale per la riuscita di un film.
La costruzione di un personaggio deve obbligatoriamente passare dalla costruzione di uno stile: sarà poi lo spettatore, spesso del tutto inconsapevolmente, ad assegnare un valore al significante.
la_grande_bellezza_costumi_di_daniela_ciancio_galleryNella storia del cinema gli avvenimenti che più ne hanno rivoluzionato la sorte sono stati indubbiamente l‘avvento del sonoro prima e quello del colore poi.
Tutti cambiamenti al quale la storia del costume cinematografico si è affiancata di pari passo: se nel cinema muto il costume doveva spesso sostituirsi alla comunicazione verbale, soprattutto nei primi anni dell’uso del sonoro i costumi avevano l’obbligo di non distogliere l’attenzione dai dialoghi.
Con il colore il costume cinematografico si fa interprete del simbolismo cromatico e diventa didattico.marie_antoniette_sophia_coppola_costumi_milena_canonero_gallery
Questa mostra è la celebrazione dell’arte nell’arte: quella dei costumi, degli artisti e degli artigiani che hanno fatto grande il cinema, italiano e internazionale.
Dalle dive del muto e dai fasti degli albori del cinema italiano, a La grande bellezza, che ha il merito di aver riportato un nuovo Oscar al nostro cinema. Ma gli Oscar presenti alla mostra sono anche quelli del caposcuola Piero Tosi (cinque nomination e uno vinto, alla carriera, nel 2013) e Danilo Donati (nel 1969 per Romeo e Giulietta di Zeffirelli e nel 1977 federico_fellini_il_casanova_galleryper Il Casanova di Fellini), di Milena Canonero (fresca di nomination -la nona- per The Grand Budapest Hotel e tre vinti per Barry Lyndon di Stanley Kubrick, per Momenti di gloria e per Marie Antoniette di Sofia Coppola), e di Gabriella Pescucci (con Martin Scorsese per L’età dell’innocenza). Figure fondamentali nella storia del cinema celebrate oltre la mera esposizione di abiti, ma con l’obiettivo di far emergere il senso di una scuola, di una tradizione artigiana italiana che ha reso grande il cinema, quella dei disegnatori dei costumi ma anche delle sartorie come Tirelli costumi, Annamode, Costumi d’Arte, Devalle, Farani, Maison Gattinoni, The One, Sartoria Cesare federico_fellini_e_sandra_milo_sul_set_di_giulietta_degli_spiriti_cineteca_di_bologna_fondo_franco_pinna_galleryAttolini e gli atelier Pieroni, Rocchetti, Pompei.
Un doppio percorso quindi, immaginato da un lato in maniera cronologica, le cui tappe sono segnate dai costumisti Caramba, Vittorio Nino Novarese, Gino Carlo Sensani, Piero Gherardi, Maria de Matteis, Piero Tosi, Danilo Donati, Gabriella Pe­scucci, Maurizio Millenotti, Milena Canonero, Pier Luigi Pizzi, Gitt Magrini. Dall’altro lato, un percorso dedicato alla ricerca del lavoro del costumista in capolavori della storia del cinema che grazie ai loro abiti sono impressi nella memoria di generazioni e generazioni: ritroviamo Piero Tosi per l_eta_dell_innocenza_martin_scorzese_costumi_gabriella_pescucci_galleryMatrimonio all’italiana di Vittorio De Sica, Danilo Donati per Il Casanova di Federico Fellini e Uccellacci e uccellini di Pier Paolo Pasolini e poi Giulio Coltellacci per La decima vittima di Elio Petri, Franco Carretti per Giù la testa di Sergio Leone, Gianna Gissi per Il marchese del Grillo di Mario Monicelli, Ugo Pericoli per Pane, amore e fantasia di Luigi Comencini, Lina Nerli Taviani per Habemus Papam di Nanni Moretti, fino alle recentissime opere di Daniela Ciancio per La grande bellezza di Paolo Sorrentino, di Ursula Patzak per Il giovane favoloso di Mario Martone e, in anteprima assoluta, Massimo Cantini Parrini per il prossimo film di Matteo Garrone,  guerra_e_pace_galleryIl racconto dei racconti.
Con un progetto di allestimento luci affidato a Luca Bigazzi, tra i più apprezzati direttori della fotografia del panorama contemporaneo, e realizzato da Viabizzuno, I Vestiti dei sogni sarà l’occasione per godere di oltre 100 abiti originali, decine di bozzetti e una selezione di oggetti -tra i quali spicca l’unicum della pressa che Danilo Donati costruì per foggiare i costumi del Satyricon di Federico Fellini– e per poter celebrare, ancora una volta, l’eccellenza italiana.

Mirko Ghiani

[Immagini da museodiroma.it e tg24.sky.it]

Master in Medicina Integrativa… il 30 gennaio si chiudono le iscrizioni

master medicina integrativaIl 30 gennaio rappresenta il termine ultimo per l’iscrizione al Master in Medicina Integrativa dell’Università degli Studi di Firenze, le cui lezione inizieranno il 18 marzo. Tre giorni al mese per un biennio di interessante formazione, basato su una metodologia didattica che comprende lezioni frontali, lezioni in FAD, esercitazioni, laboratori, simulazioni, tirocini clinici e stage specifici, in ambito ospedaliero e universitario, e lezioni interattive, con lavori di gruppo e individuali.
Dal sito del master si legge Firenze integra: saperi, culture e professioni, nel solco della medicina scientifica. Proprio questo è l’obiettivo del Master di Medicina Integrativa appena presentato dall’ Università di Firenze, insegnando in modo certo originale, forte e chiaro: piedi in terra poggiati sulle evidenze, e testa protesa verso le necessità della persona, del paziente, del sistema, sfruttando una esperienza clinica unica, pluridecennale.

Tre le note salienti di questo Master, coordinato dal Prof. Pietro Amedeo Modesti, vi sono i quattro indirizzi specifici dedicati rispettivamente alla Fitoterapia clinica (referente: Fabio Fiorenzuoli), all’Agopuntura e MTC (referente: Alfredo Vannacci), alla Etnomedicina (referente: Tania Re) e alla Naturopatia (referente: Rudy Lanza). Lo staff comprende anche Luigi Gori, in qualità di referente Area trasversale dei Tirocinii clinici; Idalba Loiacono, referente Area Trasversale dei Laboratori (Galenica, ecc.); ed Eugenia Gallo, Tutor del Master.

natural-caduceus-concept-can-be-used-for-natural-or-alternative-medicine-etcTra gli argomenti del master si segnalano: argomenti di carattere generale (dalla scienza dell’alimentazione alla medicina non convenzionale, economia sanitaria, metodologia della ricerca, legislazione, deontologia, ecc.) e argomenti specifici per FITOTERAPIA CLINICA (etnobotanica, erboristeria, integratori, fitogalenica e fitoterapia clinica, fitovigilanza e farmaco economia, ecc.), AGOPUNTURA (dalla storia alle sue applicazioni nei vari settori della medicina specialistica, e non solo come terapia anti dolore …),  ETNOMEDICINA (antropologia della salute, etnopsicologia ed etnopsichiatria, progettazione di interventi di salute di comunità, diritti dei popoli, etnofarmacologia, ecc.) e NATUROPATIA (neuroscienze, salutogenesi e interventi naturopatici, anti-aging, mediazione corporea, analisi del linguaggio non verbale, geobiologia, morfo-fisiognomica, tecniche di rilassamento, eubiosi, Psico Neuro Endocrino Immunologia, ecc. ).

Il Master è gestito dal Dipartimento di Medicina Sperimentale e Clinica dell’Università di Firenze, homeopatia2e ha ricevuto l’approvazione dei seguenti Dipartimenti: Neuroscienze, dell’Area del Farmaco e della Salute del Bambino; Scienze della Salute; Scienze per l’Economia e l’Impresa; Scienze Biomediche Sperimentali e Cliniche; Chimica; Biologia e Scienze Politiche e Sociali.

Il corpo docente è composto da oltre trenta professori, universitari e ospedalieri, ricercatori, nutrizionisti, esperti delle singole discipline, erboristi, psicologi, antropologi, farmacologi, metodologi, ecc.

Il master rappresenta una realtà unica nel panorama italiano e per la durata dello stesso, gli iscritti sono esentati dai Crediti ECM.

Per qualsiasi informazione possa essere utile rivolgersi alla Dott.ssa Tania Re (cell: +39 331 5083446, email: tania.re77@gmail.com; web site: www.taniare.org.
Redazione ArtInMovimento Magazine

[Fonti delle immagini: amyan.org, spyloc.blogspot.it, nuovealisulmondo.com]

A Torino il primo Cuddle Party italiano. Evviva le coccole!

coccoleIl contatto tra esseri umani è una delle porte per un ben-essere psico-fisico sano.
Potersi concedere, in un spazio sicuro e con persone di fiducia, un momento di conoscenza dell’altro attraverso le coccole risponde a un bisogno che tutti abbiamo ma che spesso si ha paura di ammettere relegandolo esclusivamente a una discorso di coppia o alla sfera puramente sessuale.

coccolaC’è molto di più e se ne sei convinto sei pronto per il primo Cuddle (coccola) Party italiano di domani 28 gennaio dalle 21.15 alle 23.30 presso TRAD Spazio Tradizioni, sito in via Gressoney 29/B a Torino.
La serata sarà condotta da due facilitatori e ha tre regole base: si sta vestiti, non si fa sesso e non si è obbligati a fare nulla di quello che non ci si sente di fare potendo uscire dalle varie proposte in qualsiasi momento.
Gli obiettivi della serata sono due: connettersi a se stessi e agli altri attraverso il linguaggio del corpo e imparare a dire con discernimento SI o NO affinando la comunicazione con se stessi e verso gli altri.regalo abbracci

Un’iniziativa veramente singolare in risposta a una tatto-fobia dilagante che investe i nostri giorni e un’isolamento esistenziale con cui ci confrontiamo quotidianamente. Accogliamo con un sorriso dunque questo primo Cuddle Party italiano proposto da Paolo Pallavidino (3391392137) e Anna Blasco (3496782097). Ci sono ancora forse dei posti, giacché il numero massimo di partecipanti è fissato a 33. Il contributo alla serata è di 5 euro.

Dopo l’azione Regalo Abbracci o Abbracci gratis regaliamo coccole. E servono… e come servono…
Annunziato Gentiluomo

[Fonti delle immagini: oorlandoo.it (copertina), facebook.com, magazinedonna.it, kaushka.wordpress.com]

Che trasferta per lo Sporting: a Vittoria è 0 a 9!

Lo Sporting risalunnamede la china. Nove reti sul campo siciliano del Vittoria consegnano alle Nikite i tre punti. È secondo posto.
Grandissimo successo per lo Sporting Locri che espugna in maniera netta un Vittoria mai davvero in partita. Al gioco duro delle siciliane le ragazze di mister Ferrara rispondono con le proprie migliori armi: gioco, fraseggi, tecnica e, soprattutto, cuore. Tanto cuore.

Si parte alla grande. Al quinto è Sara Borello, che dimostra grande continuità sfoggiando un’altra prestazione monumentale, ad aprire le danze. Piccola ma terribile, muro in difesa e dotata di ottima visione di gioco, inaugura la festa delle Locresi, che raddoppiano dopo un minuto con il capitano Gigia Capalbo. È lei a siglare il 2 a 0 con un destro chirurgico, su illuminazione della Beita: un evergreen.
Da lì in poi il monologo delle calabresi. Due doppiette, la prima di Antonella Sabatino (che vince il derby di famiglia contro la sorella Imma), la seconda di Federica Marino (che nonostante il perenne infortunio mette ben due volte la firma), chiudono la prima frazione di gioco con un rotondo 6 a 0.
Nel secondo tempo le locali provano la risalita, ma non c’è niente da fare. Il Locri, ormai padrone assoluto del campo, è tutto potenza, tutto cuore. Capitan Capalbo regala il 7 a 0 con un grande tiro da fuori. La furia del Vittoria, però, non si placa. Il match diventa molto falloso: troppi falli e tre tiri liberi sbagliati per le locresi. L’ottavo gol su punizione, ancora firmato Beita, è la ciliegina sulla sua prestazione: una macchina calcistica che delizia e crea gioco in un gruppo che mostra compattezza e feeling.
Chiude la goleada il numero 10 locrese: è 9 a 0. Sorrisi, tre punti, e secondo posto in classifica unnameda pari merito col Salandra.

Braccia al cielo per le amaranto di mister Ferrara, tornate a casa con qualche acciacco di troppo. Questa settimana non abbiamo lavorato al 100% ma la voglia di vittoria era tanta, anche dopo il pareggio che ci ha lasciato l’amaro in bocca. Il pre-Melito lo vivremo con la consapevolezza di avere un derby calabrese che dovrà divertire senza mai dare nulla per scontato – questo il commento a caldo dell’allenatore.
In settimana si proverà a recuperare le infortunate per preparare l’importante match casalingo contro un rinato Futsal Melito.
Ma finora lo Sporting ci ha abituato bene, in casa soprattutto. Sarà grande spettacolo al Palasport.
Giuseppe Parasporo

Campionato di Pallavolo Serie B2: Bussola Volley Beinasco – Arredo Frigo – Makhymo AL 3-1

T09B2075Arriva una meritata vittoria in casa della Bussola Volley che ha affrontato sabato 24 gennaio la rappresentativa di Acqui Terme, conquistando tre punti fondamentali che hanno permesso alle gialloblù di Daniele Pivato di chiudere il girone di andata in fase ancora interlocutoria, impedendo alle dirette avversarie di incrementare il vantaggio.
Una partita nata sotto buoni auspici, con un primo parziale che si conclude con un autorevole 25/9 per le padrone di casa, che dilagano senza sosta.
Anche il secondo set comincia con uno spirito intenso in casa beinaschese, si lotta e si fatica, ci si affronta con scambi interminablili, il più intenso sul 4/5, dove si assiste a un gioco maturo che si conclude con un tocco di fino della beinaschese Marta Visentin. C’è spazio per tutti, l’entusiasmo del primo parziale corrobora animi, si mettono in mostra tutte le atlete, anche Giulia Torchio che dalla regia si improvvisa schiacciatrice. Nella fase centrale del set filotto di errori in battuta da entrambe le parti, si prosegue appaiate, notevole il muro di Alice Anzola sul 12 pari. La Bussola prova a staccarsi sul 18/20, sempre riacciuffata fino a quel 21/24 per Acqui che sembra chiudere il parziale. Così non è, qualcosa si è acceso nella padrone di casa che, straordinariamente, non si fanno intimidire dallo svantaggio e, sorrette da un’ottima prova di Federica Cassiano in copertura, si apprestano a un buon turno in battuta di Ilaria Barutello cui segue il successo gialloblu. E’ un 27/25 che spazza via le nubi del primo set vinto, ma poi partita persa, che ha caratterizzato le ultime gare.T09B1841
Nel terzo set la concentrazione e la voglia di portare a casa una vittoria così importante è visibile da entrambi le parti, ma le padrone di casa partono subito male e vanno incontro a un momento di fiacca che permette alle avversarie di raggiungere un comodo 17/25 che sembrerebbe riaprire i giochi.
Non è così, questa volta non si perde la testa, la concentrazione è ai massimi livelli, come nel secondo set non ci si lascia intimidire, si amministra bene e si porta a casa set e partita. E dire che le gialloblù avevano iniziato male il quarto parziale, ma lo svantaggio iniziale veniva immediatamente azzerato da un ottimo turno in battuta di Camilla Dametto. Là davanti, sotto rete, dove il confronto è fatto di mani e carattere, Anzola si scatena e, sorretta da un’intensa prova a muro di Chiara Bersighelli, suona la carica in cui è incontrastata dominatrice: incredibilmente bella palla sul 7/5. Mentre l’opposto beinaschese apparecchia il suo personalissimo show, le compagne non sono da meno, Torchio convince con una manciata di Ace, Visentin non cede alle baruffe assestando un lungo linea spaziale sul 17/16, Cassiano raccoglie tutto e Acqui non riesce più a passare, nonostante gli sforzi dell’ottima Gatti.
T09B1581Acqui si distingue per un gioco coraggioso, Gatti è indubbiamente in forma, sorretta dalle compagne, peccato che Gemma Bianciardi sia chiamata così poco in causa al centro.
Soddisfatto Daniele Pivato che vede un po’ di nubi diradarsi:”Questi sono tre punti che, in questo momento della stagione, valgono oro! Se avessimo perso il divario tra noi e Acqui sarebbe aumentato e avrebbe, sicuramente, messo in dubbio la nostra permanenza nel campionato di B2. Così, invece, abbiamo riaperto i giochi e, speriamo, acquisito un po’ di consapevolezza nei nostri mezzi”.
Quindi continua:”La vittoria è arrivata al termine di una gara un po’ strana, ma sicuramente giocata con carattere dalle mie ragazze. Dopo un primo set da favola, abbiamo dimostrato tutto il nostro potenziale andando a rimettere in piedi un set che sembrava compromesso.
Nel terzo parziale abbiamo patito il loro servizio, ma alla fine abbiamo ritrovato la serenità che ci ha permesso di ritornare alla vittoria dopo un periodo poco fortunato”.
Al termine della gara anche una notizia inaspettata, la banda Camilla Dametto ha infatti comunicato alla società l’intenzione di lasciare la Bussola Volley Beinasco, approfittando della finestra di mercato di metà stagione. Sarà, per il resto del campionato in forze al Marsala Volley, società siciliana militante in serie B1.
A questo proposito ancora Pivato:” Ora useremo questa settimana di stop per affinare alcuni meccanismi e per cercare un’alternativa a Camilla Dametto, alla quale faccio il mio personale in bocca al lupo ringraziandola per il lavoro fatto in questa parte di stagione con la casacca della Bussola.”
Elena Miglietti

Sci: bene gli Italiani

ParisNello slalom di Kitzbuehel, valido per la coppa del mondo di sci alpino, Giuliano Razzoli conferma il suo periodo di forma piazzandosi quarto, alla fine di due manches davvero intense. Ha vinto lo svedese Mattias Hargin, imponendosi davanti a Marcel Hirscher e Felix Neureuther, per lui è la prima volta sul podio. Bene anche l’ottavo posto di Stefano Gross che continua a dare risultati ottimi sul tempo, male, anzi malissimo rispetto agli standard per Manfred Moelgg, fuori dai 30 già nella prima manches.
Martedì, l’ultima gara prima dei Mondiali americani, lo slalom notturno di Schladming, gara in cui l’emiliano Rizzoli potrebbe trovare riscatto.
Nella libera grandi soddisfazioni per l’azzurro Dominik Paris che, dopo il successo in supergigante, conquista un secondo posto valido per la Coppa del Mondo, a soli due centesimi dal vincitore, Kjetil Jansrud: sulla mitica Streif l’Italiano chiude con 5”18, il norvegese a 58”16, nonostante la nebbia in quota.Sci

Elena Miglietti

[Fonte Foto: googleimmagini.it]

Belcanto, star system e status quo della lirica in Italia con Jessica Pratt

jessicapratt hdphotoLuisCondro1Jessica Pratt, che abbiamo già avuto il piacere di intervistare qualche settimana fa, è un soprano australiano del 1979 e nonostante la giovane età è oggi una degli esperti più rinomati del repertorio belcantistico, richiesta dai più importanti teatri d’opera del mondo.

Reduce da un’interessante interpretazione di Giulietta ne I Capuleti e i Montecchi di Bellini a La Fenice di Venezia, e prontissima per la prima de I puritani sempre di Vincenzo Bellini, diretta da Fabio Ceresa, in scena all’Opera di Firenze dal 28 gennaio al 10 febbraio, col soprano parleremo del belcanto, dello star system della lirica e della situazione dell’opera italiana.

_GiulioCesareTorino_EdoardoPivaPer il belcanto, quali sono le caratteristiche vocali – colore, timbro – e sceniche che, secondo lei, un soprano deve possedere? Sono tutte innate o qualcuna può essere costruita o perfezionata con l’esperienza?
Anche le doti innate devono essere tutelate e perfezionate al massimo. Per il belcanto teoricamente ci vuole una voce bella, flessibile, soffice ma calda e lirica per i passaggi centrali, specialmente in Bellini, dove non si dovrebbe mai spingere o forzare il suono, mantenendo nello stesso tempo il volume e un grande legato nel centro, cosa non facile rossini prattper una voce che poi deve andare molto in alto nel settore acuto. Ci vogliono anni per capire come bilanciare la voce in modo da non esagerare in alto senza svuotare il centro e senza spingere nel centro limitando gli acuti. Nella gamma alta della voce serve un suono argenteo, capace di correre in teatro, fluido e mai spinto. Dopo aver acquisito un’omogeneità nei registri, c’è bisogno di studiare i vari aspetti tecnici del repertorio, come picchiettati, staccati (che, almeno per me, non funzionano se non faccio gli esercizi tutti i giorni), messe di voce, trilli, coloratura rapida e legata e la coloratura di forza, come SonnambulaFenica2012si usa spesso in Rossini. Un soprano può anche avere una voce bella e predisposta per la coloratura in velocità ma se non è disciplinata non arriverà dove dovrebbe; sarebbe come pretendere da una persona che corre velocemente per natura, che vinca le olimpiadi senza mai allenarsi ogni giorno per anni prima di arrivare a quell’importante traguardo. Il trillo ad esempio: lo eseguivo facilmente di natura su quattro note e la vocale A; con gli anni ho imparato a lavorare su tutte le vocali spostandomi sopra e sotto il pentagramma, fino ad arrivare a trillare su tutte le jessica pratt19Traviatanote e con tutte le vocali. E ancora oggi, dopo dieci anni, trovo difficile trillare nell’ottava bassa e sulla E aperta, per questo continuo a studiare.
Un cantante deve avere la testa, il rispetto per il compositore, umiltà, disciplina, tanta pazienza, un’anima, un bagaglio di esperienze di vita, avere qualcosa da esprimere, la sensibilità per gli stati d’animo, l’abilità di capire che quello conta sono la musica e il personaggio, la capacità di far emozionare il pubblico senza emozionarsi. Tutto quello che hai studiato fino al momento dell’esibizione serve solo per esprimere un’emozione e magari trasmetterla al Ciro in Babiloniapubblico, creando empatia in persone a te sconosciute attraverso il teatro e la musica.

Come funziona lo star system del mondo della lirica? Lei come si colloca rispetto a questo tema?
È un tipo di carriera che si compone di tanti e grandi concerti e poche opere nei teatri. Ci sono per fortuna tanti cantanti chi hanno guadagnato il loro posto di ‘Star’ ancora oggi ma si spera che il star system della lirica non prende la strada che ha preso la musica pop, cantanti chi sono stati ‘scelti’ dal marketing più per bellezza fisica che per capacita canore.

Candide - Teatro dell'Opera di Roma (c) C.M.FalsiniRispetto al passato, ai cantanti non è consentito aspettare di raggiungere una certa maturità, che si può acquisire solo con anni di esperienza, a prescindere dal talento. Il teatro è un lavoro di artigianato e va fatto imparando il mestiere con anni di gavetta. Oggi si scritturano ragazzine di 25 anni belle e obbedienti nei teatri più grandi del mondo per un paio di anni, e se sono fortunate riescono a reggere per cinque anni prima di crollare per diversi motivi: innanzitutto il fatto che il pubblico di oggi è ormai sempre più abituato alla star del momento e dopo due anni se non gli proponi qualcosa di TraviataMelbourne2014JeffBusbynuovo si annoia; in secondo luogo, proprio come quando costruisci una casa sulla sabbia senza le fondamenta, può crollare facilmente, così se il cantante non ha guadagnato il proprio posto nello star system con tanto lavoro ed esperienza, rischia di crollare facilmente.

Nel teatro d’opera rischiamo quello che a mio avviso è successo nella musica pop… negli anni 60 e 70 un cantante pop che si affacciava sul panorama musicale era un personaggio, con talento e carisma, sapeva cantare e scrivere una canzone e per questo raggiungeva un successo duraturo jessica pratt20nel tempo. Oggi, invece, c’è una nuova star ogni anno; tutti sembrano assomigliarsi, senza sapersi distinguere per particolare talento o capacità e tutti sembrano essere interscambiabili. Spero e mi auguro che non sia questo il futuro prossimo della lirica, anche se è proprio quello che temo.

I grandi mostri sacri di cui parlavo prima hanno guadagnato il loro posto nell’Olimpo con anni di carriera e di studio, e non perché qualcuno ha deciso che loro dovessero diventare delle star per questioni riguardanti il marketing dello star system. D’altra parte in passato c’era una distanza tra i cantanti e il pubblico che oggi, nel bene e nel male, complici anche i social network, non esiste più. Se per esempio la Maria+CallasCallas avesse potuto iscriversi su Facebook e avesse potuto pubblicare quotidianamente foto di ogni cena che cucinava nella sua casa, dei suoi cani e delle sue vacanze sullo yacht, e se ogni recita fosse stata pubblicata su Youtube, forse la sua figura non avrebbe avuto quell’alone di mistero che ha contribuito a renderla unica. Per poterla vedere e ascoltare si doveva andare in teatro, che era l’unico luogo dove si poteva sperare di avvicinare le grandi star. Oggi, al contrario, c’è una smania di apparire e una sovraesposizione mediatica che rischia di essere estremamente pericolosa per il rapporto con il pubblico, che è sempre alla ricerca della novità e della star del momento, e per i cantanti stessi che rischiano di scadere nella monotonia e nel Jessica Pratt17“già visto”. Ecco perché penso che oggi molte carriere vengano costruite puntando più sulla quantità che sulla qualità. È importante per un cantante di oggi saper promuovere la propria immagine, attraverso la pubblicità e i social network, ma è altrettanto importante concentrarsi sullo studio e sulla propria preparazione tecnica e musicale. Credo che a un certo punto ci si debba chiedere se è più importante apparire ovunque o cantare bene quando si appare raramente.

Qual è l’esibizione in cui si è piaciuta di più e perché? Ha trovato corrispondenza di questo suo sentire nella risposta del pubblico?
Ci sono momenti durante gli spettacoli dove riesco a realizzare qualcosa di particolare che ho tanto ricercato nello studio, come per esempio un colore, la precisione nei picchiettati, un fiato lunghissimo o più semplicemente riuscire a far emozionare i miei jessica pratt15jpgcolleghi o il pubblico. Questi risultati, quando riesco a raggiungerli, mi gratificano moltissimo e riesco ad avvertire un riscontro immediato da parte del pubblico e ancora di più da parte dei coristi e degli altri colleghi, che durante il periodo di prove hanno imparato a conoscere tutto di me, anche i miei punti deboli. E provo una grande soddisfazione quando riesco a risolvere dei passaggi difficili e posso godere del sostegno e della jessica prattsolidarietà delle persone che dividono con me il palcoscenico. Una produzione a cui sono rimasta particolarmente legata, per tanti motivi, per esempio, è quella della Lucia di Lammermoor al San Carlo di Napoli con Nello Santi e Gianni Amelio e un cast di alto livello, con bellissimi costumi. Ero molto ansiosa perchè si trattava del mio debutto a Napoli, nel teatro per il quale la Lucia di Lammermoor era stata composta e desideravo dimostrarmi all’altezza di questo impegno. Durante le prove con il Maestro Santi ho avuto lajessica pratt1 possibilità di imparare tante cose, che mi sono state di grande aiuto e la più grande soddisfazione l’ho provata quando ho sentito l’ovazione del pubblico durante la scena della pazzia…non credevo alle mie orecchie e proprio in quel momento mi sono sentita fiera del lavoro che io e tutto il team avevamo fatto insieme.

Dal punto di vista organizzativo, quali sono le più grandi differenze tra il sistema operistico italiano e quello degli altri paesi?
In altri paesi fondamentale è l’organizzazione. A me, sinceramente, un po’ di caos piace ed è un aspetto che mi manca quando sono all’estero. In Italia ci sono teatri fantastici che funzionano come quelli esteri e altri teatri all’estero dove le cose non funzionano jessica pratt19Traviataper nulla. Ogni teatro è una realtà a sé stante. Dopo un po’ ci si abitua al “sistema”, e ora mi trovo a meravigliarmi quando miei amici e colleghi americani o Australiani arrivano per il loro debutto in Italia e si dimostrano impauriti e scioccati per il modo di condurre determinate situazioni, di fronte alle quali io non noto più nemmeno la stranezza. Forse perché vivo ormai in Italia da tanti anni e ho imparato a conoscere il comportamento e la gestione degli affari all’interno dei teatri.

Quali consigli darebbe, alla luce delle sue esperienze all’estero, per risanare la complessa situazione operistica italiana?
Jess Pratt 14In Italia manca una programmazione anticipata e dettagliata. Spesso i contratti vengono stipulati all’ultimo minuto e non con giusto anticipo, come invece avviene all’estero, dove i cantanti firmano con due anni di preavviso. Devo aggiungere che la situazione degli scioperi all’interno dei teatri italiani e dei teatri che non pagano i cantanti anche a distanza di anni, fa sì che i cantanti stranieri non vengano a cantare in Italia appunto perché hanno paura di non essere pagati. Devo comunque dire che i teatri che vivono questa situazione sono davvero pochi.

Ijessica pratt14l teatro che le è rimasto nel cuore qual è? Perché?
Più che il teatro sono le persone che ci lavorano a rimanermi nel cuore, dai pianisti, ai coristi e truccatori, con i quali spesso si instaurano degli stretti rapporti di amicizia, come per esempio mi è successo a La Fenice di Venezia, dove ho dei cari amici, in particolare nel reparto dei costumi, con i quali passo il mio tempo libero.

Cosa consiglierebbe a un giovane cantante d’opera che si Jessica Pratt17è appena diplomato in Conservatorio?
Gli consiglierei di continuare a studiare, apprendere bene le lingue straniere in cui deve cantare, arricchirsi con la lettura e trovarsi un lavoro, anche in un bar, perché iniziare una carriera nella lirica è estremamente costoso. Mi riferisco alle lezioni con maestri, ai voli e agli alberghi per poter fare le audizioni. Nei primi anni si spende molto di più di quello che si guadagna e uno dev’essere davvero convinto di voler proseguire su questa strada. È un investimento molto oneroso, impegnativo e rischioso.

Quanto è importante per un giovane affidarsi a un agente famoso?
Credo che all’inizio sia meglio affidarsi a un agente chi non ti spinga oltre i tuoi limiti e che magari rappresenti o si appoggi ad una struttura piuttosto piccola, che gestisca pochi cantanti. In una grande agenzia jessica pratt18un cantante giovane rischia di essere dimenticato, messo da parte, o, peggio, di essere spinto all’estremo, oltre le proprie capacità. I grandi teatri non sono posti dove è possibile sperimentare: il cantante deve conoscere benissimo ed essere profondamente quel ruolo, poterlo sostenere in tutti i sensi, scenicamente e vocalmente. Inoltre gli agenti famosi lavorano in questi teatri, hanno relazioni significative con questi. Bruciarsi è molto facile. In sintesi, secondo me, all’inizio della propria carriera è meglio affidarsi a un agente competente con cui fare esperienze e crescere prima di rivolgersi ad uno famoso. L’agente migliore per te è quello che può e vuole trattarti con cura, perché gli conviene. Un agente “piccolo” probabilmente non ha il potere di piazzarti al Covent Garden facilmente, però si prende cura di ogni cantante che ha e fa in modo che ogni cantante stia bene e cresca. Invece in una grande agenzia i cantanti possono facilmente essere rimpiazzati se non sopravvivono ai ritmi frenetici e alle complesse logiche retrostanti: allora è meglio non entrarvi finché uno non sia ben strutturato, sicuro e forte dell’esperienza già fatta.
Annunziato Gentiluomo

[Fonte delle immagini: facebook.com]

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