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Da stasera “La bohème” al Coccia di Novara

Chiude il cartellone Opera 2023 del Teatro Coccia di Novara un classico intramontabile pucciniano: La bohème, in scena da, oggi, venerdì 15 a domenica 17 Dicembre. Titolo che è anche preludio delle celebrazioni per i cent’anni dalla scomparsa di Giacomo Puccini a cui è dedicata gran parte della programmazione 2024. Un parterre di artisti internazionali per questa produzione, a iniziare dalla direzione d’orchestra affidata al venezuelano José Luis Goméz, Direttore Musicale dell’Orchestra di Tucson, per passare alla regia di Marco Gandini, alle scene di Italo Grassi e ai costumi di Anna Biagiotti, impegnati in uno storico allestimento del Teatro del Giglio di Lucca. Nel cast, delle recite di…

Chiude il cartellone Opera 2023 del Teatro Coccia di Novara un classico intramontabile pucciniano: La bohème, in scena da, oggi, venerdì 15 a domenica 17 Dicembre. Titolo che è anche preludio delle celebrazioni per i cent’anni dalla scomparsa di Giacomo Puccini a cui è dedicata gran parte della programmazione 2024.

Un parterre di artisti internazionali per questa produzione, a iniziare dalla direzione d’orchestra affidata al venezuelano José Luis Goméz, Direttore Musicale dell’Orchestra di Tucson, per passare alla regia di Marco Gandini, alle scene di Italo Grassi e ai costumi di Anna Biagiotti, impegnati in uno storico allestimento del Teatro del Giglio di Lucca.

Nel cast, delle recite di Venerdì e Domenica, importanti voci del panorama internazionale quali Valentina Mastrangelo che debutta al Coccia il ruolo di Mimì,così come Eleonora Boaretto che debutta Musetta, Mario Rojas è Rodolfo, Marcello è interpretato da Simone Alberghini,che ha già interpretato il ruolo, tra gli altri al Teatro San Carlo di Napoli e al Teatro Massimo di Palermo, Italo Proferisce sarà Schaunard, Abramo Rosalen Colline, Matteo Mollica nel doppio ruolo diAlcindoro e Benoît e Zheng Hui debutta nel ruolo di Parpignol.

La serata del sabato è affidata a giovani voci del panorama lirico internazionale in ascesa: Mimì segna ancora un debutto quello di Claudia Mavilia mentre Gloria Giurgola è Musetta. Giuseppe Infantino al suo debutto in un Teatro di Tradizione italiano sarà Rodolfo e Andrea Piazza interpreta al suo debutto nel ruolo Marcello. Ranyi Jiang, allievo dell’Accademia dei Mestieri d’Opera del Teatro Coccia AMO debutta il ruolo di Schaunard. Restano invariati gli altri ruoli.

In buca l’Orchestra Filarmonica Italiana.

Coro As.Li.Co. e Coro delle Voci Bianche del Teatro Sociale di Como diretti dal Maestro Massimo Fiocchi Malaspina, sul palco anche la Banda Filarmonica di Oleggio.

Alcuni allestimenti passati hanno puntato sulla specificità «giovanile» della vicenda e hanno trovato nella sua ricollocazione temporale in epoca moderna un giusto mezzo per giustificare l’universalità dell’opera, la sua «attualità». Il percorso logico che sosteneva tali progetti era fondato sul principio che, essendo i protagonisti dei giovani artisti, ed essendo l’«artista» una figura speciale, quasi un «tipo» sempre simile a se stesso in tutte le epoche, anche questi artisti così come descritti da Puccini potessero essere presentati in epoca moderna, se non addirittura contemporanea: da questo derivarono allora le scene degli «squatters» di oggi, dei luoghi periferici abbandonati al degrado della urbanizzazione, della morte di Mimi per le malattie più disparate e in luoghi stravaganti, camere di motel, roulottes ecc.

In alcuni casi, si è pensato di avvicinare i personaggi di Puccini ai personaggi di Murger, e quindi le Musette e Mimi che ne sono derivate hanno assunto dei caratteri forti di lascivia, godimento, infedeltà, frustrazione. Sappiamo bene come i personaggi del romanzo siano lontani non solo da quelli del dramma (da esso derivato e pur scritto dallo stesso autore in collaborazione con altro), ma anche e maggiormente come siano lontani da quelli delineati da Illica-Giacosa-Puccini, i quali presero spunto dal romanzo-dramma per concepire personaggi nuovi, per molti aspetti diversi dal romanzo-dramma, così come anche chiarito dalle stesse dichiarazioni degli autori.

Non sono contrario al processo di attualizzazione delle vicende e libretti delle opere e io stesso ho adottato questo procedimento in alcuni casi e per alcune opere ove questo non avesse travolto la comprensione dei caratteri, e ove il linguaggio musicale lo avesse permesso, come se a vestire i panni di un’epoca siano non tanto personaggi del dramma, piuttosto la lingua stessa con cui essi si esprimono. Ma ho sempre ritenuto che le giustificazioni (la condizione dell’artista sempre uguale a se stessa nei secoli e il realismo della musica in Bohème) non fossero gli argomenti sufficienti o giustificativi di quelle operazioni di attualizzazione dell’opera così come veniva addotto.

Sulla condizione dell’artista possiamo dire che se da un lato questa sia per certi versi “simile” a se stessa (per quel che riguarda il “tipo”) nelle varie epoche storiche, possiamo altrettanto affermare che la condizione dell’artista è assolutamente diversa secondo i contesti sociali storici, e quindi anche l’artista stesso non può essere ricondotto a un “tipo’’ universalmente identico. Mozart, Verdi e Rossini non sono semplicemente musicisti di diversa natura, ma anche e soprattutto diversissimi artisti, così come un ritrattista del settecento non è omologabile a un pittore delle avanguardie o ad un artista della Pop Art – i contesti sociali sono diversi, lo sono quindi gli uomini e gli artisti in quanto uomini.

Per quanto riguarda il realismo della musica di Puccini, che ha giustificato nella sua parte le attualizzazioni di Bohème, gli ormai moltissimi saggi e studi critici hanno ben spiegato come questo rappresenti un argomento complesso, e come il realismo pucciniano non possa essere ricondotto a “quotidianità”.

Per la rappresentazione di questa Bohème sono stati tenuti in oggetto l’analisi dettagliata delle dinamiche drammaturgiche e musicali del testo e una collocazione temporale della vicenda nell’epoca della composizione, avvicinando quindi lo status di giovani artisti a quello dell’artista Puccini nella Milano degli 80 del novecento.

Ritornando all’argomento del “realismo” in Bohème, l’allestimento ha considerato la valenza molteplice di quel cosiddetto realismo musicale, e quindi anche il suo carico “simbolico”. Il percorso drammaturgico che conduce Rodolfo e Mimì dalla condizione di speranza all’esperienza di morte, alla consapevolezza della morte che trasforma lo status di “giovinezza”, la reminescenza come tema drammaturgico e musicale, la sopravvivenza dello spirito umano come ricordo, il peso della colpa seppur ingiustificatamente che viene lasciata a Rodolfo – questo percorso drammaturgico, dunque, si colloca in uno spazio esso stesso luogo del ricordo, uguale a se stesso, reiterato nei quattro quadri dell’azione con leggere variazioni. La barriera d’Enfer, piuttosto che ambiente cittadino periferico realisticamente connotato, rappresenta lo spazio e il tempo antecedente quello della morte, una specie di anticamera del quadro quarto in cui quella morte si realizza. Lo stesso quadro quarto ha valenza realistica e simbolica assieme, è reminescenza del primo quadro, contiene i temi musicali degli atri quadri e la loro elaborazione armonica, è luogo della morte di Miri e insieme anche di tutti gli altri personaggi, ma altresì luogo della rinascita, momentanea per Mimi e in tempi futuri per gli altri, per i quali la vita continua. Nell’ultimo quadro viene quindi presentato un processo di «sottrazione» degli oggetti e dello spazio stesso che si rarefa, come pure nel quarto quadro, nel momento in cui muore Mimi, si scompone sciogliendosi il tema della felicità del primo quadro – ma allo stesso tempo è luogo altrettanto pronto a ricomporsi, a riarredarsi, il luogo in cui i personaggi inizieranno nuova vita seppur diversa dalla «leggezza» di una gioventù che non ritorna.

Il cast di giovani cantanti offre quindi una buona possibilità non tanto di una rappresentazione «quotidiana» – attualizzata, così come potrebbe farsi nei loro modi di essere e di comportarsi oggi, ma piuttosto viene offerta una possibilità di verità degli affetti, così come nei giovani Rodolfo e Mimi, e così come nell’altrettanto giovane Puccini. La speciale sensibilità da ragazzi è di per sé la sensibilità di Rodolfo, Marcello, Schaunard, Colline, Musetta e Mimi – la sottesa purezza e «ingenuità» (nel senso di genuinità) dei sentimenti scritti nell’opera, le linee melodiche, la parola, i cambi tonali, le «piccole cose» e il dramma da vera e grande tragedia, tutti acquistano la tinta speciale di quella «jeunesse qui n’a qu’un temps», commenta Marco Gandini.

Sicuramente uno spettacolo da non perdere!

Redazione di ArtInMovimento Magazine

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