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“Sorelle di sangue”: buona (l’ante)prima del Festival del Teatro Classico “Tra mito e storia” 2021

sorelle si sangue

Decisamente interessante l’anteprima del 10 luglio del Festival del Teatro Classico Tra mito e storia 2021 all’altezza di ogni aspettativa. Si tratta di Sorelle di sangue, opera ispirata al poeta greco Ghiannis Ritsos che Elisabetta Pozzi riprende dopo tanto tempo, curandone la drammaturgia e la regia. L’attrice genovese, con la sua eleganza e con la sua maestria, è riuscita a rendere superbamente le due sorelle, Crisotemi ed Elettra, figlie di Agamennone e Clitennestra, diverse per temperamento, per notorietà, reputazione e per paradigma interpretativo. I passaggi tra i due ruoli sono stati così veloci da sembrare di vedere in scena due attrici a rivestirne il ruolo: invece era solo lei, Elisabetta…

ph: ©2008 fabiostassi.itDecisamente interessante l’anteprima del 10 luglio del Festival del Teatro Classico Tra mito e storia 2021 all’altezza di ogni aspettativa. Si tratta di Sorelle di sangue, opera ispirata al poeta greco Ghiannis Ritsos che Elisabetta Pozzi riprende dopo tanto tempo, curandone la drammaturgia e la regia. L’attrice genovese, con la sua eleganza e con la sua maestria, è riuscita a rendere superbamente le due sorelle, Crisotemi ed Elettra, figlie di Agamennone e Clitennestra, diverse per temperamento, per notorietà, reputazione e per paradigma interpretativo. I passaggi tra i due ruoli sono stati così veloci da sembrare di vedere in scena due attrici a rivestirne il ruolo: invece era solo lei, Elisabetta Pozzi, capace di far vivere, in una sorta di evocazione costante, il vissuto e il punto di portigliola-e1532008323700osservazione di entrambe in un gioco schizofrenico che cattura lo spettatore. Bastano un drappo, il cambio della postura e il colore dell’emissione dei suoni per contrapporre l’eroina (Elettra), in preda alla follia del dionisiaco e al giudizio spietato di chi ha generato la scempio portando morte all’interno della famiglia, e l’antieroina (Crisotemi) che‚ seppure cosciente del sangue delle persone a lei più care impietosamente versato‚ non partecipa né alla loro salvezza né alla loro condanna. E ci si trova a rileggere il mito riflettendo sulla sua strepitosa modernità e a rimanere incantati dalla magnifica lirica testualità che in conclusione celebra la forza del perdono. Minimal le scenografie firmate dal Capannone Moliere, assolutamente funzionali alla drammaturgia, al pari dei costumi di Livia Fulvio. Ben curate le luci di Stefano Stacchini, capaci di offrire profondità e di tratteggiare i diversi momenti. Suggestive e incalzanti le musiche di Daniele D’Angelo, cornice melodica in cui “agiscono” le efficaci coreografie di Aurelio Gatti, danzate da Valeria Busdraghi, Elisa Carta Carosi, Lucia Cinquegrana e Arianna di Palma che riempiono e alleggeriscono al contempo, dando respiro allo spettatore e alleviandone la necessaria concentrazione richiesta da un monologo classico di tale portata.

Uno spettacolo intenso ed emozionante, ben realizzato e ben diretto, caratterizzato da un accattivante equilibrio globale. Una pièce che ha reso omaggio ai ruderi del Teatro Greco Romano di Portigliola.
Annunziato Gentiluomo

 

[Foto di copertina: Sabine Steiner ph.]

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