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TGLFF: “En la gama de los grises” di Claudio Marcone, proprio un bel film

Anche ieri siamo stati al Torino Gay & Lesbian Torino Film Festival, constatando, con piacere, un sempre costante afflusso di pubblico. Abbiamo visto sempre in Sala 1 alle 18.00  Beira-Mar e alle 20.30 En la gama de los grises. Il primo, diretto da Filipe Matzembacher e Marcio Reolon, che firmano anche la sceneggiatura, racconta il rapporto fra Martin e Tomaz, in particolare il viaggio che fanno insieme affinché il primo recuperi da alcuni parenti un documento per conto del padre, Tomaz scorge in questo spostamento inatteso la possibilità di rinverdire la loro amicizia. Ad attenderli una casa solitaria sulla costa del…

beira-marAnche ieri siamo stati al Torino Gay & Lesbian Torino Film Festival, constatando, con piacere, un sempre costante afflusso di pubblico.
Abbiamo visto sempre in Sala 1 alle 18.00  Beira-Mar e alle 20.30 En la gama de los grises.
Il primo, diretto da Filipe Matzembacher e Marcio Reolon, che firmano anche la sceneggiatura, racconta il rapporto fra Martin e Tomaz, in particolare il viaggio che fanno insieme affinché il primo recuperi da alcuni parenti un documento per conto del padre, Tomaz scorge in questo spostamento inatteso la possibilità di rinverdire la loro amicizia. Ad attenderli una casa solitabeira_mar_hillria sulla costa del Brasile meridionale, dove i due soggiornano per il week end. Intorno a loro spiagge sconfinate, cieli grigi e il rombo incessante dell’oceano. L’isolamento forzato li porterà ad accorciare quello strano senso di lontananza creatosi in precedenza, ad abbandonarsi a un’intimità stupefacente, a rendere solenne il labile confine tra amicizia e amore. Languido, genuino racconto autobiografico, in cui l’inatteso paesaggio invernale, che avvolge i protagonisti, contribuisce a creare un clima malinconico e intimista.
Molto curato esteticamente, con una bella fotografia, il film risulta però lento: è una lentezza che stanca perché gli eventi non procedono e sono ripetitivi. Inoltre risultano poco credibili i tempi eterni di approccio fra giovani che poi precipitano in uno spazio brevissimo. I registi curano dei dettagli in modo maniacale, come l’avvicinamento sul divano dei due bravi protagonisti, Mateus Almada e Maurício Barcellos, la sera del loro primo incontro sessuale, e l’intesa tra i due come filo conduttore, seguendoli sempre, senza mollarli un secondo. Pregevole per aver fotografato una parte sconosciuta del Brasile, riteniamo però che Beira-Mar si potesse risolvere in un magnifico corto di 22 minuti.
En la gama de los grises di en-la-gama-de-los-grises.8Claudio Marcone si concentra sulla vita di Bruno (Francisco Celhay), un architetto trentacinquenne, con una vita forse anche troppo equilibrata. È sposato con Soledad (Daniela Ramírez), ha un figlio (Matías Torres), una bella casa e un lavoro che gli dà poche soddisfazioni ma gli permette di vivere agiatamente. Nonostante tutto, però, si sente ben lontano dall’essere felice: da tempo lo assillano emozioni instabili e grigie, delle quali non capisce bene il motivo. Stanco di questa condizione d’inadeguatezza alla quale non riesce a dare un nome, vive un momento di sbandamento e lascia la famiglia. Deciso a concentrarsi su se stesso, accetta un lavoro creativo, il re-styling di un quartiere d’epoca. Lo affianca Fer, storico dell’urbanistica dichiaratamente gay. Un tipo energico e sveglio, di poco più giovanen-la-gama-de-los-grises_claudio-marconee di lui. Per Bruno una vera e propria rivelazione… Ma l’architettura dei sentimenti è ben più complicata di quella della città.
Il film d’esordio del regista cileno, intento a cogliere squarci sia tra le emozioni sia in una Santiago inconsueta, è delicato, non cade mai nel banale o nei luoghi comuni, e descrive con cura l’evoluzione del protagonista che nel finale aperto, scelta azzeccatissima, a nostro avviso, si può permettere finalmente di essere se stesso integrando quanto non era riuscito a fare in precedenza. Molto ben resa la confusione di en-la-gama-de-los-grises_claudio-marcone_outplayfilms_05Bruno, il suo essere perso tra passato e presente, attraverso il richiamo quasi ossessivo al fiume torbido della capitale cilena. Bellissimi i dialoghi con il nonno Toto in macchina e con la moglie in tenda, e sempre pertinenti le conversazioni col figlio che vorrebbe rivedere la famiglia unita ma che ha compreso che l’importante è che tutti siano felici. Ben interpretato da Emilio Edwards e molto bel curato il personaggio di Fer, frizzante, curioso, espressione di quella libertà che affascina e completa Bruno. Dunque proprio un bel film che investiga le inquietudini di un padre e un marito che scopre un’altra parte di sé che sente di voler esprimere, ma non vorrebbe far soffrire chi gli sta intorno…
E anche il 3 maggio del TGLFF è andato… oggi l’attesa Serata di chiusura con le premiazioni.
Annunziato Gentiluomo

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